Nell’antico Egitto, le anime dei defunti erano sottoposte a un giudizio severo, durante il rito funebre della psicostasia (pesatura del cuore); oltre al giudizio di Osiride, dovevano superare la valutazione di un tribunale, rappresentato da 42 divinità, i giudici di Maat, capeggiati da un presidente (Osiride o Ra). La sede del tribunale era la sala maaty (della Verità e della Giustizia).

I giudici di Maat erano divinità minori della giustizia ed erano raffigurati come entità mummiformi antropo e zoocefalo (con testa di forma umana o di forma animale). Ogni giudice era preposto a castigare un determinato peccato contro la giustizia e la verità.
Il defunto, giunto al loro cospetto, doveva dichiarare la propria innocenza, recitando le Confessioni negative; una volta superato positivamente il verdetto dei giudici, il defunto era definito: giustificato (maa herew: Giusto di Voce).
Nella formula del Libro dei morti sono citati tutti i nomi dei 42 giudici e la loro provenienza.

Il giudizio di Osiride, le 42 divinità giudicanti e le Confessioni negative ci danno un quadro dell’etica e della morale egizie, una moralità, sostanzialmente quotidiana.
Richard Herbert Wilkinson, egittologo britannico, ha realizzato uno schema che contiene i nomi dei 42 giudici di Maat, i luoghi di origine geografica o atmosferica e i crimini da ognuno di loro puniti.
Ad esempio, ci sono: Lungo passo che castiga il crimine della falsità; Pericoloso che punisce l’omicidio; Occhi feroci che si occupa della disonestà e molti altri, preposti a punire i più svariati peccati, dall’uccisione di un toro sacro all’indifferenza per la verità.

In Egitto, l’organizzazione giudiziaria era piuttosto rigida anche per i vivi. Esisteva un solo codice, ma la legislazione era chiara e puntuale.
A dettare le leggi e a emettere le sentenze era il faraone che applicava le norme dell’ordine cosmico.
Quello egizio era un diritto pratico e la decisione era basata su ogni caso nuovo; le leggi continuavano a essere valide finché il faraone non le modificava.
L’unico limite alle decisioni del sovrano era l’idea di maat, cioè il rispetto dell’ordine e dell’armonia che Maat, dea della giustizia, rappresentava, per cui, il faraone doveva governare e giudicare secondo verità, scongiurando lotte e difficoltà e, soprattutto, conservando il ritmo della natura.