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La morte nelle poesie: “la curva della strada” di Fernando Pessoa

Esistono molte poesie dedicate al tema della morte, scritte con l’intento di darne una definizione, una convincente spiegazione o più semplicemente, aiutarci ad accettare questo inevitabile passaggio.
In una sua poesia, il poeta Fernando Pessoa ne ha dato una sua personale descrizione.

Esistono molte poesie dedicate al tema della morte, scritte con l’intento di darne una definizione, una convincente spiegazione o più semplicemente, aiutarci ad accettare questo inevitabile passaggio.
In una sua poesia, il poeta Fernando Pessoa ne ha dato una sua personale descrizione.

I poeti si sono prodigati nel voler definire la morte, mescolando sentimenti ed emozioni. Dalla riflessione alla consolazione, dalla fiera ribellione alla rassegnazione, ci hanno mostrato molti dei differenti volti che essa può assumere.

In certi casi, la morte rappresenta la misura della vita, il suo opposto, la sua conclusione; può essere un luogo spaventoso o una dimora silenziosa e tranquilla, dove finalmente ci si può riposare oppure può essere il nulla dal quale può salvarci solo il ricordo.
La morte può ghermire, spietata e crudele o accogliere e abbracciare come una madre affettuosa.

La morte può essere una trasformazione, un passaggio, un brusco cambiamento lungo la strada della vita.

Per Fernando Antonio Nogueira Pessoa (1888 – 1935), “la morte è la curva della strada”.

“La curva” di Pessoa è un’efficace metafora della morte che ci rende invisibili, oltre la curva si sparisce agli occhi di chi resta.

La morte è la curva della strada

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.
La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno s’è smarrito.
Tutto è verità e passaggio.


Per la maggior parte della vita, Fernando Pessoa visse in condizioni piuttosto modeste, in una stanza ammobiliata presa in affitto a Lisbona.

La sua infanzia e la sua adolescenza furono afflitte da dolorosi lutti. La morte del padre a soli 43 anni e poi quella del fratello minore, Jorge, influenzarono profondamente la sua vita e la sua scrittura.

Pessoa è considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese e uno degli autori più rilevanti del Modernismo (movimento letterario, sorto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del XX secolo, in Europa e in Centro e Sud America).

Pessoa ci ha lasciato in eredità ben 27.543 scritti, rinchiusi in un baule e scoperti solo dopo la sua morte, avvenuta in solitudine, a soli 47 anni.

L’attività letteraria di Pessoa è interessante anche per una particolarità: l’uso che il poeta fa di molti “eteronimi“ (autori fittizi o pseudoautori dotati di una loro personalità, di una vita propria e di un proprio stile di scrittura). I principali eteronimi usati dal poeta sono quattro e hanno specifiche sembianze fisiche, una biografia e un’esistenza autentica, molto diversa da quella del loro creatore.

Nelle sue poesie, Pessoa esprime l’insoddisfazione dell’uomo, la precarietà della vita e il dolore causato dal pensiero. La sua scrittura è piena di disperazione, di nausea e noia e al contempo, di entusiasmi febbrili.

Le sue opere, almeno formalmente, richiamano la poesia tradizionale portoghese, dotata di una morbidezza e di una musicalità ritmica, capace, per contrasto, di definire gli abissi dell’animo umano con una grande leggerezza.

Tutta la vita di Pessoa è una ricerca senza sosta, la ricerca impossibile di conoscere il vero se stesso, che il poeta attua nel rassicurante mondo della scrittura. Per lui, che sin dall’infanzia si è isolato dal mondo e dalla vita reale “è meglio scrivere piuttosto che osare vivere”.