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La tomba del Tuffatore: il passaggio dalla morte all’aldilà

Il 3 giugno del 1968, a pochi chilometri da Paestum, in una piccola necropoli, è stata ritrovata la tomba del Tuffatore. La scoperta è avvenuta nel corso di una campagna di scavo, guidata dall’archeologo Mario Napoli (1915-1976).

Il 3 giugno del 1968, a pochi chilometri da Paestum, in una piccola necropoli, è stata ritrovata la tomba del Tuffatore. La scoperta è avvenuta nel corso di una campagna di scavo, guidata dall’archeologo Mario Napoli (1915-1976).

La tomba del Tuffatore è un manufatto dell’arte funeraria della Magna Grecia che riveste un grande valore storico e artistico: è l’unica testimonianza conosciuta di pittura greca figurativa non vascolare, a grandi dimensioni, risalente a prima del IV sec. a.C. (480/70 a.C.).

Il soggetto, raffigurato sulla lastra di copertura della tomba, – da cui deriva il nome la sepoltura – mostra un ragazzo, sospeso in aria che ha oltrepassato una struttura simile a un trampolino e che sta per entrare in uno specchio d’acqua.
Questo tema è raramente usato e mai in modo così astratto, dall’arte greca. L’interpretazione di questa rappresentazione pittorica ha dato vita a una discussione tra gli studiosi che sono comunque concordi nell’affermare che, il tuffo ha un significato simbolico: il passaggio dalla morte all’aldilà.

La piattaforma da cui il tuffatore si è staccato, forse allude alle pulai (mitiche colonne poste da Ercole a segnare il confine del mondo). Lo specchio d’acqua, invece, con il suo orizzonte ondulato, raffigura il mare aperto. Infine, la posa atletica del soggetto simboleggia il transito verso un mondo di conoscenza, diversa da quella terrena.

La raffigurazione sulla lastra non è l’unica rappresentazione pittorica presente: le pareti della tomba del Tuffatore sono anche esse completamente intonacate e decorate con pittura parietale, realizzata con la tecnica dell’affresco.

Strutturalmente, la tomba del tuffatore è di tipo “a cassa”; è composta da cinque lastre calcaree in travertino locale.
Al momento del ritrovamento, le lastre erano perfettamente collegate e stuccate; il fondo della cassa era lo stesso basamento di roccia su cui è stata edificata la tomba. Le pitture presenti nella sepoltura erano in buono stato, a parte quella sul lato a sud che risulta leggermente erosa.

All’interno della tomba del Tuffatore, come corredo funebre si sono rinvenuti: una lekythos (vaso dal corpo allungato e collo stretto, dotato di un’unica ansa e un ampio orlo svasato; usato nella Grecia antica e nelle zone magno-greche per conservare e versare olio profumato e unguenti; inoltre, era impiegato dagli atleti, nelle cerimonie funebri e come simbolo sepolcrale) attica a figure nere; due beccucci di ariballi (piccoli vasi dal corpo globulare con collo corto e stretto; in uso soprattutto nell’antica Grecia) in alabastro per unguenti e qualche frammento di un carapace di tartaruga, forse di una cassa di risonanza di una lyra.

Dello scheletro del defunto non è rimasto nulla: i pochi resti presenti all’interno della tomba si sono polverizzati al momento dell’apertura, in ogni caso si ritiene che qui fosse sepolto un giovane.

Sono stati proprio gli oggetti del corredo a fornire una datazione più precisa della tomba del Tuffatore che si colloca, temporalmente, nel periodo aureo dell’arte pestana che, meno di venti anni prima, aveva dato vita al tempio di Atena e che in due o tre decenni realizzò il famoso tempio di Nettuno, ossia il tempio più grande dell’antica polis di Poseidonia, edificato intorno alla metà del V secolo a.C.

Oltre alla rappresentazione da cui prende il nome la tomba, ci sono altre scene che rientrano in una cornice conviviale. Gli schemi sono quelli tipici e largamente diffusi della contemporanea ceramica attica a figure rosse.
Nelle pareti più lunghe, si possono ammirare dieci uomini inghirlandati, sdraiati su delle klinai (lettini utilizzati da antichi greci, romani ed etruschi, inizialmente, come letti per il relax, più tardi, anche per consumare i pasti e per banchetti e simposi) in atteggiamenti simposiali.
I commensali raffigurati reggono delle kylikes (coppe da vino in ceramica) oppure stringono strumenti musicali, come l’aulos (strumento musicale aerofono in uso nell’Antica Grecia) o la lyra.

Osservando queste scene conviviali, possiamo immaginare conversazioni che si intrecciano a inviti al bere e a intrattenimenti giocosi, come il kottabos (“coppa vuota”), gioco molto diffuso nel mondo greco antico.
Obiettivo del gioco era colpire un bersaglio: un piatto o un vaso, con il vino rimasto sul fondo della coppa. Il premio per il vincitore era una mela, dei dolci, una coppa oppure il bacio della persona amata, cui era dedicato il lancio).

In copertina: Tuffatore, che simboleggia l’anima del defunto che si lancia nell’Aldilà. Affresco greco dalla Tomba del tuffatore (Dettaglio della lastra di copertura)

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