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Böcklin: l’artista che attraverso i simboli ha interpretato la vita e la morte

Arnold Böcklin (Basilea, 16 ottobre 1827 – San Domenico di Fiesole, 16 gennaio 1901), principale esponente del simbolismo tedesco, è stato pittore, scultore, disegnatore e grafico.

Arnold Böcklin (Basilea, 16 ottobre 1827 – San Domenico di Fiesole, 16 gennaio 1901), principale esponente del simbolismo tedesco, è stato pittore, scultore, disegnatore e grafico.

Il suo destino sarebbe stato quello di diventare un mercante della seta come suo padre, Christian Friedrich Böcklin, ma grazie all’intervento di sua madre, Ursula Lipp, il giovane Arnold poté seguire le sue inclinazioni artistiche.

Con la sua pittura Böcklin superò le poetiche naturalistiche del Realismo e dell’Impressionismo. L’artista voleva mostrare la realtà che si cela dietro quella di cui si fa normalmente esperienza, la realtà psichica delle cose, che si afferra non più con i sensi e la ragione, e non si può neppure rappresentare con un linguaggio logico, bensì simbolico.

I simboli prediletti di Böcklin sono tratti dalla mitologia ed esplorano il mondo dell’interiorità. Ma prima di giungere al simbolismo, il pittore subì una complessa evoluzione sia a livello stilistico sia a livello tecnico. Dal naturalismo dei suoi primi paesaggi, in cui ritroviamo, costantemente, elementi classici, l’artista giunge a uno stile visionario, vivacizzato da una feconda vena fantastica che lo ha reso famoso.

Böcklin attua una sua codificazione della natura che unisce alle sue radici nordiche tutta la solarità mediterranea, che il pittore ha avuto modo di conoscere bene, grazie ai suoi lunghi soggiorni in Italia.
Inoltre, nelle sue opere è riscontrabile anche il dramma della vita e della morte; del resto, la tradizione figurativa svizzera fu particolarmente influenzata dalla rappresentazione di danze macabre.
La tematica della morte è in ogni caso un leitmotiv per l’artista e ritorna in modo ossessivo in tutta la sua produzione, in particolar modo in alcuni suoi capolavori: le varie redazioni de “L’Isola dei Morti”; il noto “Autoritratto con la Morte che suona il violino”; le “Rovine sul mare”; le “Erinni”; le “Mura cittadine con patibolo”.

L’ “Autoritratto” fu realizzato nel 1872 e, attualmente, è conservato all’Alte Nationalgalerie di Berlino.
In questo dipinto, Böcklin approfondisce la sua visione della morte. L’opera in questione ha un forte impatto emotivo.
La scena mostra il pittore raffigurato in primo piano: ha i capelli bruni, scarmigliati e guarda la sua immagine riflessa in uno specchio. È intento a dipingere, lo vediamo dai pennelli e dalla tavolozza che tiene in mano. La testa è leggermente voltata, ha uno sguardo attento e concentrato, sembra in ascolto, in effetti, dietro di lui, c’è la morte, raffigurata come uno scheletro, che sembra sussurrare al suo orecchio, tanto le loro teste sono vicine.

In questo dipinto Böcklin reinterpreta secondo la sua sensibilità le tradizionali regole estetiche del memento mori. Il tema dell’inesorabilità della morte era fortemente cristallizzato nella storia dell’arte che nei secoli vide l’inserimento nelle scene di questo tipo di simboli che, appunto, fungevano da monito, ricordando agli osservatori quanto effimeri siano i piaceri della vita. Nei quadri di Böcklin, la morte non è una presenza che discende da una meditata consapevolezza, bensì una acquisizione casuale.

La morte nell’ “Autoritratto” è raffigurata mentre suona un violino. Lo strumento presenta una singolarità: le tre corde più acute sono saltate. Resta solo una corda al singolare musicista da poter suonare, il Sol (sol3, la corda più bassa; il sol che si trova subito sotto al do centrale del pianoforte).
Le tre corde spezzate sembrano richiamare il mito delle Tre Parche che stabilivano il destino degli uomini, dalla nascita alla morte.
Lo scheletro è raffigurato da Böcklin animato da una sorta di gioia, i suoi denti, orribilmente scoperti, si aprono in un ghigno soddisfatto che lascia trapelare una sottile eccitazione: la Morte sembra sapere di avere vinto.

Sono state davvero tante e molto diverse tra loro le interpretazioni di questo singolare dipinto e in effetti, bisogna riconoscere che il soggetto si presta a molte possibili ricostruzioni.
Alcuni sostengono che Böcklin volesse rappresentare sia le sue penose condizioni finanziarie sia fare riferimento alla morte dei suoi cinque figli. Altri, invece, credono che l’artista abbia ritratto il conflitto tra la sua vitalità artistica e l’aridità della tradizione accademica. C’è anche chi pensa che in questo dipinto la morte rappresenti un’esaltazione della vita.
Chissà chi avrà ragione…

In copertina: Arnold Böcklin, particolare dell’ ”Autoritratto con la Morte che suona il violino” (1872 circa), olio su tela (Alte Nationalgalerie, Berlino)

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