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Acherontia atropos Linnaeus: la falena “testa di morto”

L’Acherontia atropos appartiene all’ordine dei lepidotteri, famiglia Sphingidae ed è diffusa in Africa ed Eurasia.

L’Acherontia atropos appartiene all’ordine dei lepidotteri, famiglia Sphingidae ed è diffusa in Africa ed Eurasia.

La falena Acherontia atropos (atropo o sfinge testa di morto) ha acquisito questo nome, per la singolare presenza sul lato dorsale del suo torace di una macchia biancastra, con due puntini neri, che richiama la forma di un teschio e può avere tonalità più o meno intense.

Il primo termine del suo nome: “Acherontia”, deriva dall’Acheronte, uno dei fiumi infernali, che per gli antichi Greci bisognava attraversare per entrare nell’Ade, mentre “atropo” è il nome della più anziana delle tre moire greche: quella che recideva il filo della vita.

L’Acherontia atropos è una farfalla notturna e come tutti gli sfingidi (famiglia di lepidotteri di dimensioni medie o grandi) possiede un corpo fusiforme e massiccio, le cui dimensioni possono arrivare fino a 6 cm; coperto da una folta peluria è molto simile a quello del calabrone, per il colore giallo contrapposto alle bande nere trasversali.

L’Acherontia atropos è una tra le farfalle più grandi del mondo, il suo peso si aggira intorno ai 2 g, mentre la sua apertura alare oscilla tra i 9 e i 13 cm. Le sue ali posteriori sono di colore bruno marmorizzato e presentano striature bianco-giallastre, con puntini bianchi; sono piuttosto lunghe e collocate sull’addome, in modo aerodinamico. Le ali anteriori, invece, sono gialle e piccole e sono caratterizzate da striature a bande nere.
Questa falena possiede antenne uncinate che assomigliano a piume e vive soprattutto in Africa, ma durante le stagioni calde, è reperibile in tutta Europa.

Il bruco di questa singolare farfalla è piuttosto grande (può essere lungo fino a 15 cm) ed è caratterizzato da colori sgargianti. In alcuni esemplari può variare al marrone o al giallastro, ma il colore più tipico è comunque il verde, accompagnato da striature a barre trasversali gialle che con il passare del tempo diventano di un azzurro-violaceo. Inoltre, presenta anche dei puntini neri che ricoprono tutta la parte superiore del corpo. Nel secondo stadio di evoluzione, il bruco subisce un’ulteriore mutazione: si munisce di piccole spine.
Il bruco di Acherontia atropos si muove poco, solo per nutrirsi, e se pensa di essere minacciato fa schioccare le sue mandibole e può anche mordere.

La sfinge testa di morto possiede un apparato boccale molto forte e una robusta e corta spirotromba con la quale si nutre. La sua alimentazione è varia e cambia radicalmente dallo stadio di bruco a quello di farfalla adulta.
I bruchi mangiano foglie fresche. Le piante che preferiscono sono quelle della famiglia botanica delle Solanacee (tabacco e patate), ma si nutrono anche di Oleaceae (olivo, canapa, lantana, ligustro, gelsomino, ecc.). Le farfalle, invece, si nutrono del nettare dei fiori e di frutti in marcescenza, ma amano in modo particolare il miele che si procurano depredando gli alveari.

L’acherontia atropos possiede, inoltre, una singolarità davvero straordinaria: è l’unica farfalla al mondo in grado di produrre un grido con la faringe.
Se vengono disturbati o si sentono minacciati, sia il bruco sia la farfalla adulta emettono un suono udibile fino alla distanza di una quarantina di metri, che assomiglia a un cigolio o allo stridio di un topo. Il suono è originato dall’espulsione violenta dell’aria che fa vibrare una piccola lamina, posta all’imboccatura della faringe.
Inoltre, questa falena, per scoraggiare eventuali predatori, solleva le ali, muove rapidamente l’addome colorato ed emette una sostanza dall’odore nauseante che proviene dai peli ghiandolari dell’addome.

La macchia a forma di teschio ha portato in dote a questa falena una reputazione piuttosto negativa e un’associazione con il mondo del soprannaturale.
Questa singolare farfalla ha dato vita a molte leggende e superstizioni ed è stata considerata messaggera di periodi di guerra e foriera di malattie. Per questo, se è rinvenuta in casa, si ritiene porti sfortuna e disgrazie.

La sua nomea negativa è stata sicuramente rinforzata dalla letteratura.
La falena testa di morto appare in diverse opere letterarie: in un racconto, “La sfinge” (The Sphinx) di Edgar Allan Poe, dove l’Acherontia atropos ha un ruolo di primo piano; sottoforma di citazione nel romanzo “Dracula” di Bram Stoker (1847-1912); in un componimento, le “Epistole entomologiche”, e una citazione nella poesia “La signorina Felicita” di Guido Gozzano (1883-1916); nel romanzo breve “Le intermittenze della morte” di José Saramago (1922-2010); nel libro “Marina” di Carlos Ruiz Zafón (1964-2020).

L’acherontia atropos appare anche in alcuni dipinti, come “The Hireling Shepherd” di William Holman Hunt (1827-1910, pittore inglese, cofondatore della Confraternita dei Preraffaelliti) e in un piccolo dipinto di Van Gogh (1853-1890), ma questa singolare falena è diventata famosa, grazie al film “Il silenzio degli innocenti”, uscito nelle sale cinematografiche nel 1991.

In copertina: Acherontia atropos, disegno di Anna Rita Rossi