Il ritrovamento della tomba di Tutankhamon è stata una delle scoperte più emozionanti della storia dell’egittologia, di certo, una delle più rilevanti dell’archeologia mondiale, e ha reso il suo protagonista uno dei sovrani più famosi al mondo.

Era giunto il momento decisivo. Con mani tremanti praticai un piccolo foro nell’angolo in alto a sinistra […] man mano che i miei occhi si abituavano al buio, i particolari del locale emersero lentamente dall’oscurità: animali dall’aspetto strano, statue e oro, ovunque il luccichio dell’oro. Per un attimo – che dovette sembrare un’eternità a quanti mi attorniavano – rimasi muto dallo stupore, e quando lord Carnarvon, incapace di attendere oltre, mi chiese ansiosamente: «Riuscite a vedere qualcosa?» fui solo capace di rispondere: «Sì, cose meravigliose».”

Questo dialogo si svolse nella Valle dei Re, nel novembre del 1922, tra Howard Carter (archeologo ed egittologo britannico) e George Herbert, V conte di Carnarvon (egittologo e collezionista d’arte britannico, finanziatore dello scavo), e documenta la prima visione della camera funeraria della tomba di Tutankhamon, denominata, secondo il gergo degli scavi, KV62 (la sigla KV sta per Kings’ Valley; il 62, invece, fa riferimento alla numerazione prevista per le sepolture principali della Valle dei Re. Dalla KV23, il numero corrisponde all’ordine di scoperta).

L’importanza di questo ritrovamento è che ci troviamo di fronte a una delle poche sepolture dell’antico Egitto giunta fino a noi quasi intatta, l’unica di un sovrano e tra quelle conosciute la più ricca.

La scoperta della tomba di Tutankhamon ebbe una copertura mediatica mondiale e creò un sorprendente interesse pubblico per l’antico Egitto e la maschera funeraria del faraone diventò uno dei simboli più popolari.

Prima di arrivare al ritrovamento della tomba del famoso sovrano e cogliere la portata dell’emozionante dialogo tra Carter e lord Carnarvon è necessario tornare al 1907, quando due uomini molto differenti tra loro si incontrarono in Egitto. L’archeologo e l’aristocratico avevano un’identica passione, l’egittologia, e decisero di dar vita a una scommessa: trovare la tomba di Tutankhamon.

Un terzo personaggio si aggiunse ai due: il miliardario americano Theodore Davis (avvocato ed egittologo statunitense che finanziò molte ricerche archeologiche) che sperava vivamente di trovare un tesoro tutto d’oro.

Il primo passo in direzione della scoperta fu il conseguimento della licenza di scavo per la Valle dei Re da Gaston Maspero, direttore delle Antichità dell’Egitto.
La Valle dei Re non era più oggetto di interesse, in quanto era già stata perlustrata in lungo e in largo, e per molti anni; in ogni caso, Carter e Carnarvon partirono proprio da qui per la loro caccia al tesoro.

Il modo di procedere di Carter negli scavi era rigoroso e infastidiva i suoi compagni d’avventura. Il primo a tirarsi indietro, dopo sette anni di scavo, fu Davis, nel 1914; anche Carnarvon è sfiduciato e quando scoppia la prima guerra mondiale, torna in Gran Bretagna, ma rinnova la licenza per gli scavi fino al 1923.
Carter fu l’unico a non demordere: era convinto che le tombe della XVIII dinastia fossero tutte nella Valle dei Re, quindi, anche Tutankhamon doveva essere seppellito in quel luogo.

Gli scavi furono effettuati intorno alla base della tomba di Ramsete VI.
Carter suddivise il terreno in tanti rettangoli che venivano contrassegnati appena lo scavo era terminato. Il 5 novembre 1922, all’appello mancava un solo segno sulla mappa e proprio allora affiorò un gradino…

Una piccola digressione è ora necessaria per tratteggiare la figura di Carter.
La sua passione per la civiltà egizia iniziò grazie a una conoscenza del padre: il barone William Amhurst Tyssen-Amherst, uno dei più grandi collezionisti di antichità egizie dell’Inghilterra.
Attraverso il barone, Carter conobbe l’egittologo Percy Newberry che lo raccomandò per una spedizione in Egitto finanziata dal British Museum. Il suo compito sarebbe stato quello di riprodurre ad acquerello le pitture tombali e altri reperti archeologici.

Quando arrivò al Cairo, nel 1891, Carter aveva solo 17 anni, qui conobbe sir William Matthew Flinders Petrie e fu ammesso nella spedizione che durò ben sei anni.
In questo proficuo periodo, Carter apprese metodi e tecniche per gestire uno scavo archeologico e partecipò a scavi importanti.
Nel 1899, fu nominato ispettore capo del sud dell’Egitto e diventò responsabile di siti come Karnak, Luxor, Tebe e la Valle dei Re; in questi anni scavò diverse tombe e si occupò di siti molto importanti.

La sua fortuna ebbe una brusca interruzione nel 1905, a causa di un fatto increscioso: una rissa che si scatenò fra una comitiva di francesi e delle guardie egiziane.
La Francia voleva scuse formali che Carter si rifiutò di fornire, così perse il suo incarico e la sua carriera ne uscì distrutta. L’archeologo rimase comunque in Egitto; si manteneva vendendo i suoi acquerelli.

Nel 1907, il conte Carnarvon si recò in Egitto con l’intenzione di eseguire degli scavi, per arricchire la sua amata collezione di antichità egizie. Aveva bisogno però di una persona esperta e chiese suggerimenti a Gaston Maspero che lo indirizzò a Carter, all’epoca, in notevole difficoltà.
Le abitudini dei due soci erano molto diverse: Carter viveva in tenda, Carnarvon prediligeva gli alberghi di lusso, eppure i due si intesero immediatamente, probabilmente perché il pensiero fisso di entrambi era: trovare la tomba di Tutankhamon.

Nel 1902, cinque anni prima che Carter e Carnarvon suggellassero il loro sodalizio, Theodore Davis aveva già effettuato vari scavi nella Valle dei Re, portando alla luce diverse tombe; si avvicinò al luogo dove era sepolto Tutankhamon, ma non trovò la sua tomba, si convinse, però, che la KV54 (sigla che identifica una delle tombe della Valle dei Re, il cui titolare è sconosciuto) fosse la tomba del re bambino, perché durante lo scavo in questo sito, furono ritrovati oggetti che appartenevano al giovane faraone, sicuramente trafugati dalla vera tomba, la KV62.

Tra il 1907 e il 1914 Carter e Carnarvon scoprono alcune tombe, poi la guerra interrompe i lavori. Nel 1917, Carter riprende a scavare nella Valle dei Re, senza ottenere risultati significativi.
Nel 1922, il successore di Maspero, Pierre Lacau, avvertì il conte che la concessione precedentemente rilasciata non era rinnovabile, così Carnarvon rientrò in Gran Bretagna; Carter interruppe gli scavi e lo raggiunse, convincendolo a un ultimo tentativo.

Il 1° novembre 1922, tornato in Egitto, l’archeologo spostò il campo degli scavi davanti all’entrata della tomba KV9 che apparteneva a Ramses VI (regnò più di 200 anni dopo Tutankhamon. La sua tomba, probabilmente, salvaguardò con la sua presenza la KV62).
In questo punto della Valle dei Re, si erano rinvenuti i resti di alcune capanne edificate dagli operai che avevano lavorato alla tomba KV9, proprio sopra l’entrata della KV62, la tomba di Tutankhamon. Questo fece presupporre che, all’epoca di Ramses, della tomba preesistente si fossero già perse le tracce.

Il 4 novembre 1922, fu rinvenuto il primo gradino di una scala d’ingresso a un ipogeo.
La tomba che fu rinvenuta era intatta, per questo le operazioni di scavo e il successivo svuotamento dei locali fu eseguito in modo scientifico e con grande lentezza: i lavori si conclusero il 10 novembre 1930.

Il complesso tombale sotterraneo si trovava a circa 8 metri di profondità rispetto al piano della valle, fu ricavato nel calcare e in origine, doveva esistere un grotta sotterranea che fu sistemata dagli scalpellini del faraone che ne ricavarono delle stanze rettangolari.

Dalla scoperta del primo gradino della scala, fino alla rimozione dell’ultimo oggetto dalla tomba, passarono nove anni, durante i quali lunghi e faticosi lavori diedero vita a successive scoperte.

La scala fu liberata il 5 novembre del 1922: era composta da un piccolo ripiano iniziale cui facevano seguito 16 gradini. Era ripida e breve e conduceva a un corridoio in leggera pendenza che fu svuotato il 25 di novembre.
Il 6 novembre entrarono in una sala rettangolare (anticamera) che conteneva dai 600 ai 700 oggetti, successivamente, scoprirono l’annesso e una seconda stanza (camera funeraria), entrambe le stanze collegate all’anticamera.

L’accesso alla camera funeraria era ostruito da una porta murata, custodita da due statue in grandezza naturale che subito fecero sospettare che al di là di quella parete ci fosse nascosto qualcosa di molto importante. Infatti, quando la aprirono trovarono una struttura di legno dorato, una specie di cappella che, in seguito, si appurò, ne conteneva altre tre, e all’interno dell’ultima era contenuto il sarcofago di Tutankhamon. Dalla camera funeraria si accedeva a una successiva stanza che fu denominata “del tesoro”.

Il 29 novembre 1922, fu aperta ufficialmente la tomba; il 27 dicembre fu rimosso il primo oggetto: una scatola dipinta proveniente dall’anticamera. Il 16 febbraio 1923 fu aperta la camera funeraria, anch’essa in modo ufficiale. Il 12 febbraio 1924 fu sollevato il coperchio del sarcofago di granito. Il 12 aprile dello stesso anno, si verifica però una brusca interruzione: Carter discute con il Servizio delle Antichità, abbandona in malo modo gli scavi e va negli Stati Uniti per un giro di conferenze.

Bisogna attendere fino al 13 gennaio 1925 per la ripresa dei lavori che Carter avvia grazie a una nuova concessione.
Il 13 ottobre fu rimosso il coperchio del sarcofago più esterno, il 23 quello del secondo sarcofago, il 28 il coperchio del sarcofago più interno: finalmente, la mummia fu visibile e l’11 novembre si iniziò l’autopsia sui resti di Tutankhamon.

I lavori proseguono e nel 1926, il 24 ottobre, furono avviati quelli nella camera del tesoro; nel 1927 si passa all’annesso. Il 10 novembre 1930 si muovono gli ultimi passi: furono prelevati gli ultimi oggetti dalla tomba del faraone.

Carter impiegò ben nove anni per catalogare tutti gli oggetti che facevano parte del corredo di Tutankhamon e seguì anche l’ispezione della mummia. Morì il 2 marzo del 1939, esausto e malato, a 66 anni, dopo essersi ritirato a vita privata, lontano dai riflettori dei mass media e dal bailamme provocato dalla sua scoperta.

Lord Carnarvon, invece, era già morto di polmonite, il 5 aprile del 1923, poco dopo la scoperta della tomba. Dopo tante speranze e fatiche, non riuscì neppure a vedere la bara e la maschera d’oro di Tutankhamon che furono dischiuse più tardi.

Girarono voci che una maledizione colpisse chi aveva disturbato il sonno del faraone, ma in realtà, tutti quelli che ebbero a che fare con la mummia non ebbero particolari problemi.

Per gli Egizi, la morte era una cosa seria, non che per noi non lo sia, ma i faraoni iniziavano ad ammassare tesori da collocare nella loro tomba già al momento della salita al trono. Niente era improvvisato per quanto riguardava l’allestimento della sepoltura e tutti i rituali annessi (erano necessari 70-80 giorni solo per l’imbalsamazione).

Per comprendere quanto fossero lunghi e complicati i preparativi legati alla morte di un sovrano, basti pensare che i dieci anni di regno di Tutankhamon non furono sufficienti per allestire la sua tomba. Per poterlo seppellire, dovettero improvvisare.

La morte prematura e improvvisa di Tutankhamon colse impreparati i dignitari che lo seppellirono molto probabilmente nella tomba destinata ad Ay, un alto funzionario di corte, mentre questi, alla sua morte, fu collocato nella tomba KV23, quasi sicuramente la tomba i cui scavi erano iniziati all’ascesa al trono di Tutankhamon.
Il sospetto di uno scambio di sepolture ha una conferma dal fatto che la sua tomba (la KV62) fosse piuttosto piccola per gli standard della Valle dei Re e quindi, non destinata a lui.

I preparativi legati alla morte di un faraone non erano solo complessi e lunghi da attuare ma richiedevano anche immani fatiche, pensate quanto sudore poté richiedere trasportare il solo sarcofago di Tutankhamon, il cui peso rasentava i 430 chili, lungo la scala di sedici gradini e il successivo corridoio.

Tutankhamon ebbe una vita difficile e piuttosto breve ma è tuttora il faraone per eccellenza, conosciuto in tutto il mondo, e mi sembra appropriato concludere l’avventura della scoperta della sua tomba con una frase contenuta nell’oggetto più noto rinvenuto sulla sua mummia, la sua maschera funebre, che nella parte posteriore recita: “Salute a te, bello è il tuo viso che irradia luce”.
Questi geroglifici avrebbero dovuto spianare la strada del faraone verso l’aldilà.
Non sappiamo se abbiano tenuto fede al loro scopo, ma di certo questo augurio ha garantito a Tutankhamon l’immortalità su questa terra.

in copertina: Howard Carter apre il sarcofago più interno della tomba del re Tutankhamon vicino a Luxor, in Egitto