Nella poesia “La tessitrice” di Giovanni Pascoli il tema della morte è accompagnato a quello del ricordo e dell’amore perduto.

La tessitrice è contenuta in “Il ritorno a San Mauro”, sezione finale dei “Canti di Castelvecchio” di Giovanni Pascoli.
Questa sezione conclusiva è composta da nove poesie (Le rane; La messa; La tessitrice; Casa mia; Mia madre; Commiato; Giovannino; Il bolide; Tra San Mauro e Savignano). Pubblicate nel 1903, il loro nucleo iniziale è però di sei anni prima.
Nell’ultima versione il protagonista, che è lo stesso Pascoli, affronta un viaggio immaginario, dall’alba al tramonto, attraverso il proprio passato.

Nelle poesie, suoni e colori servono a Pascoli per ricostruire in modo dettagliato e vivido i luoghi della sua infanzia e della sua giovinezza.
La natura, le piante e gli animali sono tutte componenti fondamentali, indispensabili per mostrare in modo tangibile il ricordo. In questo paesaggio della memoria si ridestano figure, quali, la tessitrice; la madre e il padre del poeta e persino Pascoli fanciullo.

Il ritorno a San Mauro è una raccolta dal sapore conclusivo ed è al contempo un ritorno alle origini, alla fanciullezza e alla giovinezza, spezzate irrimediabilmente dall’esperienza della morte.
Il poeta custodisce il ricordo delle figure familiari scomparse e le loro immagini sono rievocate e riemergono nei versi, associate ad abitudini, a gesti quotidiani, come quello della tessitrice, giovane morta a vent’anni, di cui Pascoli era innamorato.

A differenza della leopardiana Silvia, immortalata nella sua intramontabile giovinezza, la tessitrice, così come molte altre figure pascoliane, non è altro che un’ombra che desta angoscia, anche lei pallida come un fantasma che sorge dalla memoria, per rivelare al poeta il nulla della morte.

All’inizio della poesia, Pascoli si ritrova a sedere a fianco della ragazza che sta tessendo, proprio come faceva una volta. La giovane si scosta per fare posto al poeta e mentre continua il suo lavoro, gli rivolge un sorriso pieno di pietà.
Tra i due si svolge un dialogo che ha più il sapore di un monologo. Alle domande del poeta, la ragazza risponde con cenni muti, mentre lo stesso silenzio pervade il resto della scena: i rumori consueti e ritmici del telaio non si odono.

Nelle ultime due strofe la giovane spiega al poeta che lei è morta e vive solo grazie al suo ricordo affettuoso e quando anche lui sarà morto, anche lei sparirà, questa volta per sempre. Allora, insieme riposeranno sotto il cipresso, nella tela che lei sta tessendo, che altro non è che un sudario, un lenzuolo funebre.

In copertina: particolare del dipinto di Leandro Bassano, “Penelope al telaio”.