Requiem: il riposo eterno che ha ispirato i più famosi compositori

Sapevate che alcune delle più belle pagine di musica sono state composte per le messe dei defunti?

I compositori non hanno di certo disdegnato le messe celebrate in memoria dei defunti; i testi del rito liturgico della Chiesa cattolica hanno ispirato pagine di musica davvero memorabili ed è interessante approfondire questo particolare argomento.

Innanzitutto, il termine Requiem (o Messa da Requiem) deriva dalla prima parola della frase latina “requiem aeternam dona eis Domine” (“l’eterno riposo dona a loro, o Signore”, preghiera d’invocazione per i defunti, derivata dal IV libro di Esdra – capitolo II, versetti 33-48 ) tratta dall’Introito della messa per i defunti.

La Messa da Requiem è una messa celebrata per il riposo eterno dell’anima di un defunto; la sua struttura liturgica si differenzia da quella di una messa normale: mancano il Gloria e il Credo; l’Alleluia, è sostituito da un Tractus (Tratto); in aggiunta, è presente la sequenza Dies irae, attribuita a Tommaso da Celano.

In sostanza, la Messa da Requiem è composta da 9 sezioni:
introito (Requiem)
kyrie
graduale
tratto
sequenza (Dies irae)
offertorio
sanctus et benedictus
agnus Dei
communio (Lux aeterna)

La struttura musicale della Messa da requiem ha la particolarità di includere, accanto ai brani dell’Ordinarium (Kyrie, Sanctus, Agnus Dei), anche quelli del Proprium (Introito, Graduale, Tratto, Offertorio, Communio), questi ultimi, di regola, variano in relazione al tempo e alle festività nel corso dell’anno liturgico, nella Messa da Requiem, invece, presentano un testo fisso.

I testi dei riti cattolici possiedono una notevole drammaticità, questa ha ispirato molti compositori, in varie epoche, per questo esistono Requiem di diverso stile che spesso utilizzano melodie liturgiche tradizionali.

Come genere sacro, il Requiem fu praticato sin dal Quattrocento; nel Cinquecento, troviamo esempi di Requiem polifonici composti da P. de La Rue, C. Morales, G.P. da Palestrina, O. di Lasso; dal Seicento in poi, l’interesse dei compositori si focalizza in particolar modo sulla drammaticità del “Dies irae“.

Tra i Requiem più famosi ricordiamo quelli di W. A. Mozart, L. Cherubini, H. Berlioz, A. Dvořák, G. Verdi; su testi biblici, non coincidenti con la liturgia cattolica: il Deutsches Requiem di J. Brahms e i Requiem Canticles di I. Stravinskij.

Dedichiamo un breve approfondimento alla Messa di requiem in Re minore K 626 di Mozart, non solo per la bellezza della composizione, ma anche per alcuni aspetti singolari legati alla sua stesura.

Il Requiem è l’ultima composizione di Mozart; rimase incompiuta per la morte del suo autore (5 dicembre 1791) e fu completata solo successivamente dai suoi allievi, in particolare, dall’amico e allievo F. X. Süssmayr.

Ovviamente, la natura dell’opera e la concomitanza della morte del suo autore, proprio durante la sua realizzazione, favorirono la nascita di diverse leggende e ipotesi più o meno fantasiose legate alla stesura del Requiem.
In effetti, certi fatti, successivamente svelati, hanno contribuito a creare un alone di mistero attorno al Requiem, al suo committente e alla morte del compositore.

In Vite di Haydn, Mozart e Metastasio, Stendhal fa riferimento a un anonimo committente che giunse a casa del compositore di notte, mascherato e con indosso un mantello scuro.
L’uomo incaricò Mozart, malato e caduto in miseria, di comporre una messa da requiem, in sole quattro settimane, per il compenso di cinquanta ducati.

Stendhal sosteneva che Mozart avesse cercato di scoprire chi fosse il misterioso committente, non riuscendo nel suo intento, il compositore, stanco e malato, si era convinto che l’uomo fosse in realtà un emissario dell’al di là che, in pratica, gli aveva commissionato la stesura della sua stessa messa da requiem.
Allo scadere delle quattro settimane, l’uomo misterioso tornò da Mozart e gli offrì altri cinquanta ducati e altre quattro settimane per completare il Requiem non ancora terminato, ma, inutilmente, perché Mozart morirà, lasciando incompiuta la sua opera.

E ora passiamo all’opinione degli storici.
Secondo Piero Melograni, l’intermediario era quasi certamente Johann Puchberg, abituale creditore del Maestro. Egli commissionò il Requiem su incarico del conte Franz Xaver Walsegg-Stuppach, un aspirante compositore.
Il compenso stabilito era di 400 fiorini (non 100 ducati come scrisse Stendhal). Si trattava di una cifra sostanziosa, del resto, Mozart sapeva che il committente avrebbe spacciato per propria la composizione, purtroppo, il compositore non poté opporre un rifiuto: “perché debitore verso Puchberg di una somma notevolmente più alta”.
Il conte aveva l’abitudine di trascrivere di suo pugno le partiture che si era procurato di nascosto, poi, per la loro esecuzione faceva trascrivere le singole parti dal suo manoscritto.
Per quanto riguarda il motivo per cui il Requiem fu commissionato, il conte con esso voleva rendere un estremo omaggio a sua moglie che aveva perso da poco.

In merito alla diatriba su le parti scritte da Mozart e quelle invece aggiunte dai suoi allievi, pare che l’unica parte del Requiem che Mozart scrisse per intero fosse l’Introitus Requiem Aeternam.

Alla fine, le leggende e i fatti comprovati hanno poca importanza di fronte alla bellezza e alla drammaticità del Requiem, li dimenticherete presto: all’ascolto delle prime battute di quest’opera immortale.

foto copertina: Autografo del Requiem K 626 di W. A. Mozart – inizio del Dies Irae e ritratto postumo di Wolfgang Amadeus Mozart di Barbara Krafft (1819)