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Olandese Volante: leggenda di un vascello e di un equipaggio maledetto

Sono davvero tante le storie che si intrecciano attorno a l’immagine folcloristica dell’Olandese Volante, il vascello costretto con il suo equipaggio a viaggiare per l’eternità.

Sono davvero tante le storie che si intrecciano attorno a l’immagine folcloristica dell’Olandese Volante, il vascello costretto con il suo equipaggio a viaggiare per l’eternità.

L’Olandese Volante, molto probabilmente, era una nave di tipo fluyt, un tipo di veliero progettato e realizzato, in origine, per il trasporto marittimo.
Nato nei Paesi Bassi, nel XVI secolo, questo tipo di imbarcazione doveva facilitare i viaggi transoceanici con la massima capienza.
La fluyt possedeva caratteristiche del galeone, era pensato per il commercio e per questo, aveva una ridotta potenza di fuoco. Per migliorare le sue capacità di carico, lo scafo sporgeva sui lati e si restringeva sul ponte principale. Aveva una lunghezza di circa 80 piedi e per governarlo erano sufficienti 35 marinai.
Le navi di questo tipo erano poco costose da costruire e avevano l’ulteriore vantaggio di poter essere stipate con il doppio di merci, rispetto alle navi concorrenti, questo consentì agli olandesi di dominare il commercio in Oriente.

Se ci affidiamo al folclore nordeuropeo, l’Olandese Volante era un vascello fantasma che vagava per i mari, senza una destinazione definita, per l’eternità, senza poter mai approdare. Il capitano e i marinai a bordo erano degli spettri. A volte, la nave era avvistata, avvolta nella nebbia.

Alcuni ritengono che la leggenda dell’Olandese Volante abbia origini olandesi, altri credono sia nata dalla pièce melodrammatica “The Flying Dutchman” (1826) di Edward Fitzball (1792-1873) e dal romanzo “The Phantom Ship” (1837) di Frederick Marryat.
Il primo resoconto della leggenda si trova in un libro del 1795, “Voyage to Botany Bay”, di George Barrington che sostiene si tratti di una superstizione ampiamente diffusa tra i marinai del suo tempo.

La storia del vascello fantasma ha avuto molte reinterpretazioni che hanno reso la sua storia ancora più famosa, come: l’opera “L’olandese volante” (1841) di Richard Wagner (1813–1883; compositore, librettista, regista teatrale, direttore d’orchestra tedesco); il libro “The Flying Dutchman on Tappan Sea” (1855) lo scrittore Washington Irving (1783-1859; scrittore statunitense); la citazione di Edgar Allan Poe (1809-1849) nel decimo capitolo del suo romanzo “Storia di Arthur Gordon Pym” (1838).

Per quanto riguarda l’equipaggio e, in particolare, il capitano del vascello fantasma, si fa riferimento all’olandese Bernard Fokke che nel XVII secolo viaggiava avanti e indietro tra i Paesi Bassi e l’isola di Giava (Indonesia). I suoi tragitti erano compiuti a una tale velocità da far pensare a molti che avesse stipulato un patto con il diavolo.

E ora passiamo ai motivi dell’infausto vagabondaggio dell’Olandese Volante. Alcuni sostengono che il capitano del vascello, il cui nome cambia a seconda delle versioni, durante un viaggio, ignorò le pressanti richieste dei suoi marinai di rifugiarsi in una baia protetta, invece di affrontare una terribile tempesta. L’uomo avrebbe giurato, sfidando il cielo a colarlo a picco, di voler superare il Capo di Buona Speranza, anche se avesse dovuto navigare in eterno, e persino a costo di dannare la sua anima e quella dei suoi uomini, se il vascello fosse naufragato.
In altre versioni, non è specificato il motivo della dannazione: si parla di un crimine orribile commesso a bordo del vascello o che il capitano avesse maledetto Dio in un momento di disperazione.

Secondo un’ulteriore fonte, il capitano avrebbe imprecato e invocato il Diavolo affinché gli consentisse di oltrepassare il Capo di Buona Speranza, in cambio l’uomo gli avrebbe consegnato la sua anima, il giorno del giudizio. Questa promessa aveva attirato sul capitano la maledizione di Dio: il vascello con tutto l’equipaggio avrebbe vagato per i mari, senza toccare mai terra, fino al giorno del giudizio.
Le versioni più o meno combaciano riguardo alle infauste sorti del capitano e dell’equipaggio dell’Olandese Volante e altrettanto accade per le motivazioni di questa terribile punizione.
Invece, differiscono, almeno alcune, sul possibile riscatto per lo scellerato capitano che aveva provocato il tremendo castigo.

Nella versione di Marryat, il figlio del capitano poteva rompere l’incantesimo, se fosse riuscito a salire a bordo del vascello e avesse consegnato al padre un frammento della croce di Cristo da adorare.
Un’altra versione, prevedeva per il capitano un’altra via d’uscita: il riscatto poteva giungere grazie all’amore di una donna. In virtù di tale possibilità, ogni sette anni, l’Olandese Volante poteva attraccare in un porto e al suo capitano era concesso tornare a terra, per trovare la futura compagna.

In copertina: L’olandese volante di Charles Temple Dix