La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi.

Epicuro

Questo modello nasce con un allievo di Freud, Wihelm Reich, il quale pose l’attenzione – diversamente dal maestro – sul corpo umano, dando vita agli studi ad oggi meglio noti sul Linguaggio del corpo.

I suoi studi furono fondamentali per capire le diverse espressioni del corpo: gli individui, in modo inconscio, talvolta si esprimono con parole gentili non accompagnate però da espressioni facciali che ne rispecchino le volontà.

Per meglio intenderci, parole avvenenti con espressioni di disgusto o, altresì, ridere mantenendo però un’espressione triste.

A parere di Reich ogni malattia di natura psichica ha alla base dei disturbi sessuali, denominando tale supposizione “Teoria Orgone“, energia cosmica universale ubiqua in natura.

La sanità mentale dipende dunque dalle inibizioni che la società – prevalentemente sessuofobica – attua creando resistenze caratteriali. L’analisi, in tutto ciò, deve demolire tali resistenze indagando, per mezzo del lavoro terapeutico, sull’origine di tale rigetto.

Insieme a Reich emerge anche il nome di Alexander Lowen che, con la Teoria dell’identità Funzionale, poneva la sessualità quale elemento alla base di ogni problema emotivo: a suo parere reprimere le emozioni e gli impulsi comportava comportamenti nevrotici e tensioni muscolari croniche.

A ben pensarci, tale teoria è applicabile alla contemporaneità: sin da piccoli veniamo iniziati alla repressione delle nostre emozioni e loro espressione. Ci viene insegnato a controllarle, soprattutto in pubblico, poichè la nostra fragilità viene a scontrarsi con il biasimo, la punizione e il rifiuto.

In tal modo, inconsciamente, blocchiamo i nostri muscoli coinvolti allorquando ci viene spontaneo esprimere tali emozioni che determinano trazione cronica. La terapia, secondo Lowen è imprescindibile per ridare vita alle energie represse per mezzo di tecniche corporee e l’analisi delle difese del carattere.

Nello specifico caso del lutto, poter esprimere la propria rabbia, dolore e rammarico è efficace per elaborare in modo adeguato la propria condizione interiore di cordoglio e dolore.

Elaborare un lutto non significa far mutare una condizione esterna reale: significa poter esprimere i propri sentimenti (pianto, dolore, solitudine, diniego etc.) per potersi reinventare e far sì che la vita possa continuare il suo corso.

Contenere e limitare le proprie emozioni può facilitare una condizione depressiva, influenzando la totalità del soggetto.

Un buon percorso di supporto al lutto può aiutare l’individuo a prendere contatto con sè stesso, per capire quanto il proprio stato depressivo possa influenzare la personalità nella sua totalità. Certamente, questo lavoro, può comportare un dolore psichico proprio perchè affronta – consciamente – sensazioni ed emozioni fino a quel momento represse.

Supportare il lutto significa prendere per mano il dolente e aiutarlo a riprogettare la propria vita sviluppando nuove capacità e riflettendo sulle nuove opportunità che la vita può offrirgli, nonostante il dolore e la perdita di senso.

Il lavoro con e sul corpo, dunque, aiuta a facilitare il ricordo delle memorie rimosse e delle emozioni represse.