Perché un blog!?

Tempus fugitEggià, perché un sito che tratta di servizi informatici ad aziende di pompe funebri e privati cittadini dovrebbe avere un Blog? Ecco qua: Nel 2012 quando nacque l’idea di Necrologi-Italia si pensava di dare un servizio innovativo per un settore che per diversi motivi era stato appena sfiorato dalla rivoluzione informatica del Web 2.0. Si iniziò a lavorare seguendo certe idee, ponendosi alcuni traguardi, che come è normale, in un progetto che si sviluppa dal nulla vennero modificati, raffinati, reindirizzati. Oggi, dopo più di due anni di duro e costatante lavoro, quel progetto è una realtà, un sistema consolidato che accoglie e serve utenti da tutta Italia. Quindi come dopo ogni lavoro mastodontico, ci si ferma, si fanno due passi indietro per vedere l’opera nella sua completezza. Ed è proprio in questo momento ci siamo resi conto che l’opera non era affatto completa, ma appena sbozzata. Non perché ci fossero errori nella programmazione, bensì perché quel progetto che sembrava concluso, aveva, nel suo sviluppo, varcato nuovi confini, proposto nuove vie da percorrere, alcune delle quali lontanissime da ciò che avevamo immaginato. Come è successo nei secoli scorsi, anche oggi il rapporto della nostra società, quindi anche nostro, con la morte, si sta modificando. Dove stiamo andando? Quali esigenze avremo nel prossimo futuro? Quale sarà la “next thing” che procurerà un ulteriore scatto in avanti? Ecco a cosa serve un Blog, a comprendere (si spera) in anticipo verso quale direzione tira il vento, in modo da orientare le vele. Per farlo abbiamo bisogno di condividere le nostre idee, ascoltare quelle di altri, comprendere quale pensiero o feeling muove le persone. Dire che la cosa non è solo nostra ma di chiunque voglia partecipare, sembra la più scontata delle frasi, ma in questo frangente è forse più vera che mai. Dato l’argomento trattato, tutti possiamo dire la nostra. E questo è il nostro invito, partecipate esprimendo i vostri pensieri, commentando i nostri articoli o postandone voi. Il tema è il più antico del mondo, ma sempre attuale. Teniamoci in contatto! Necrologi-Italia

Scelgo social!

scegliereStamane, appena sveglio mi è capitato di leggere un post interessante della sempre interessante Cinzia Di Martino. Il post , con la solita arguzia, analizzava i processi che una persona ha seguito per scegliere e comperare un trapano. Alla fine del percorso di analisi, ciò che è emerso è che navigando tra blog e cercando risposte nel mare dei social, la persona in questione aveva comperato non un trapano, ma una marca di trapano. A prescindere dal modello. Per il semplice motivo che la “vox” dei social aveva decretato quel brand ottimo, degno di fiducia. Continuando la mia mattinata tra ricerche di notizie, ho trovato quest’altro interessante articolo sul “come scegliere l’ospedale giusto per te“.

La similitudine tra i due fenomeni è stata immediatamente palese.

Un portale sul quale inserire pareri, voti, esperienze avute con varie strutture sanitarie. Così prima di andare a farmi operare, posso indagare le esperienze altrui con quel dato servizio, e scegliere di conseguenza.

Ecco un’altra grande, impressionante evoluzione del mondo, portata dai social.

Ora che siamo tutti connessi, vediamo tutti le stesse cose e riceviamo tutti gli stessi input, rispondiamo tutti allo stesso modo. Siamo tutti un’unica grande tribù che marcia con lo stesso passo.

 

Così lontano, così vicino…

Mi capita giornalmente di immergermi nelle notizie che rimbalzano in rete. Per via dei miei impegni, ogni mattina controllo una serie consistente di articoli, tentando di individuare le notizie che mi interessano e che posso utilizzare per il mio lavoro. cammino dell'uomoCome potete immaginare, sono notizie spesso riguardanti la fine della vita ed i luoghi ad essa collegati. La mia ricerca di notizie è sempre attenta a fatti strani, buffi o particolari che abbiano comunque un legame con il nostro rapporto con la morte. Argomento che sentiamo tutti come estremamente delicato e spesso tabù nei discorsi. Ma nei fatti?  Giornalmente mi ritrovo a decidere di non pubblicare notizie su furti di rame nei cimiteri, su illeciti per concessioni di costruzione di aree cimiteriali, su mazzette pagate per aver posizioni migliori al campo santo. E’ del 7 marzo la notizia del trasporto illecito di un cadavere di un cinese, a quanto sembra, con scopo di riciclo documenti. Così è sbocciata nella mia mente questa evidenza. Il mondo della morte e sue relative attività, non è tabù nei fatti, e non è  scisso dal comune vivere ed i suoi problemi. VI si può trovare corruzione, traffico illecito, malaffare, piccoli furti, come in qualsiasi altra attività umana. Tutto a scopo di lucro. Quel velo di solennità e rispetto che io, ma credo anche voi che mi leggete,  riconoscete all’argomento, è lacerato, forse ormai completamente tolto. Ed il trapasso, la tumulazione, l’ultimo addio, sono divenute, nei fatti, sfere sulle quali lucrare indebitamente, truffare, illecitamente arricchirsi come qualsiasi altra attività. Ai miei occhi questo dimostra quanto quell’ultimo passo dalla metà sconosciuta, sia divenuto nei limiti del materiale completamente organico allo svolgersi della vita. Presentando le stesse anomalie di qualsiasi altra attività svolta dall’uomo. Così lontano, così vicino.

Che gran tritatutto che è la storia!

Sono un appassionato di giochi con miniature. Ne dipingo e ci gioco da anni. tritatuttoEsistono diversi regolamenti per differenti giochi, e così ci si ritrova a provare un nuovo gioco di tanto in tanto. Ora, essendo un mercato molto redditizio, nuovi giochi e nuove miniature vengono prodotte di continuo; con l’obbiettivo di acchiappare l’immaginario di una fetta di pubblico che zelantemente spenderà una montagna di soldi in questa nuova trovata. Ogni gioco per riuscire ad attirare pubblico deve inventarsi sia ambientazioni accattivanti sia miniature con soggetti che possano stuzzicare la fantasia delle persone. Non credete, la lotta è serrata, ogni idea può essere quella vincente, quindi vengono esplorati e rielaborati tutti gli archetipi che la storia può offrire.

E ecco qua, proprio ieri, navigando tra i siti specializzati in questo settore mi imbatto in una scatola con delle miniature che subito accendono qualcosa nella mia immaginazione.

La scatola reca la scritta “Shadows of the Redchapel” . La scatola, come potete vedere, raffigura 4 signorine in abiti da prostitute dell’età vittoriana ed un losco figuro. Andando più in dettaglio si scopre che la confezione contiene anche un ulteriore personaggio descritto come “serial killer”. Ok, per me ci sono tutti gli elementi che stuzzicano la mia fantasia di Romanticista. Shadows-of-red-chapelMa aspettate un attimo, prostitute vittoriane, serial killer, Redchapel… Ma non era Whitechapel? Ma queste tipologie di personaggio non le conosciamo da sempre? E già, la storia di Jack the ripper. Ed è proprio questo che mi ha colpito. Quella storia tremenda, fatta di sangue, di sofferenza estrema di persone con vite difficili di sospetti e soprattutto di morte; oggi è tema per un gioco. Tutta la pesantezza di quei fatti, che anche oggi ci prenderebbero come un pugno allo stomaco, è mito, favola.

Nulla rimane se non il fatto in se, privo di giudizi morali, un cliché pronto per essere utilizzato nel contesto ove è più efficace!

Che tritatutto che è la storia……

34 piani di interrogativi!

 

Tra la fine del XIX secolo , e per tutta la metà del XX l’uomo moderno iniziò a torre-funeraria-antica-elahbelcostruire grattacieli. Non ci inventiamo nulla, questo desiderio di erigere torri è sempre stato presente. Basti pensare alla torre di Babele; le motivazioni che spinsero a costruire sempre più verso il cielo sono molteplici.

Concentrare più persone nello stesso luogo in modo che potessero interagire più facilmente (oggi sembra incomprensibile, ma pensate come poteva essere collaborare con chi risiede a 50 KM di distanza senza i moderni strumenti, utilizzando solamente un telefono), un presunto risparmio di superficie, ma la vera motivazione, quella che spinge ancora oggi a costruire questo tipo di edifici è la magnificazione.

Nell’ isola di Manhattan intorno ai primi anni del XX secolo le società finanziarie e gli architetti ingaggiarono una vera battaglia a “chi ce l’ha più grosso”. Costruendo sempre più verso l’alto, ed edifici sempre più grandi. Tanto da far guadagnare a Manhattan l’appellativo di “Isola dei grattacieli”.

Una mera affermazione di potenza (mi sembra che nulla è cambiato dal tempo della torre di Babele)!

Oggi questo modo di costruire lo possiamo trovare nei paesi emergenti dell’ Est, motivato dalle stesse ragioni che spinsero noi occidentali 100 anni fa.

Ma, con l’attuale sentire, ed una accresciuta coscienza green, non vi sono più ragioni per edificare tali colossi, credevo; poi improvvisamente ieri mi imbatto in notizie come  questa.

In breve, a Verona è stata venduta dall’amministrazione comunale, un’area che secondo i progetti dei compratori ospiterà un cimitero in forma di grattacielo, con ambienti per svolgere funzioni ed altro.progetto-cimitero-verticale-Verona

Lasciamo perdere le diatribe interne all’amministrazione comunale e concentriamoci sul simbolo.

100 metri di altezza per 34 piani, capace di contenere fino a 60mila salme! Poi al suo interno servizi, ambienti climatizzati,spazi per esposizioni artistiche, e per funzioni. Un luogo dove si possa vivere esperienze accanto alle salme dei defunti.

Ora, lungi da me esprimere un giudizio, anzi, l’dea non mi sembra nemmeno così brutta. Ma mi chiedo: Perché in un momento dove tutta l’Europa si muove verso una dimensione green con un occhio al più basso impatto ambientale noi italiani “riesumiamo” , è proprio il caso di dirlo, un modo di costruire ormai obsoleto? E per di più lo applichiamo in un settore che sembra stia avendo uno sviluppo diametralmente opposto?

E’ vero, il lavoro di grandi architetti ci è sembrato bizzarro ad un primo sguardo, solo per capirne in seguito la portata innovativa. Potrebbe essere anche questo uno di quei casi? Forse che la struttura grattacielo abbia il suo ultimo e definitivo sviluppo proprio in questa funzione?

Ai posteri, che lo “abiteranno” l’ardua sentenza!

Trasformati in concime per piante; Il riciclo della vita

La stima dice che siamo 7,2 miliardi di persone su questo pianeta. FeliceUn numero impressionante, con stime di un ulteriore aumento fino a 9 miliardi nel 2040. Un numero immenso. Ogni singola unità di questa cifra, però,  è un individuo. Con le sue passioni, aspirazioni, problemi , desideri, e probabilmente una comune grande paura; il giorno in cui si morirà. Sì perché questo grande passo ci accomuna tutti, ci siamo inventati credo differenti per sopportare l’idea di questo traguardo che si avvicina a noi il giorno stesso in cui nasciamo. Seppellire i propri estinti è una pratica vecchia quanto l’uomo stesso,sembra. Oggi lo facciamo in cimiteri, ove,mio dio, si lotta per trovare un loculo, lo si paga salatissimo, e poi lo si deve anche liberare dopo un certo periodo di tempo, fosse nemmeno un albergo a 5 stelle! Ma proviamo a pensare la cosa da un altro punto di vista. Il naturale ciclo della nascita, crescita, morte, non distrugge nulla. Lo trasforma. Allora perché ci sembra naturale imbalsamare le spoglie dei trapassati e rinchiuderle in casse di legno dentro nicchie di cemento? Rendendo così immobile ,o quasi, nel tempo quell’ultima condizione ? Così ci è sfuggito? Abbiamo tradizioni, è vero, che gi guidano in tal senso, ma oggi potremmo vedere il mondo, anche quello che esisterà dopo di noi, con altri occhi. Potrebbe nascere un sentire differente, ove alla morte segue una rinascita. Non nello stesso corpo che ci ha ospitato, ma nel riciclo della vita di questo ecosistema di cui tutti facciamo parte. Perché non disciogliere la nostra essenza nel mare della materia che crea e ricrea tutto ciò che è vivo? Siamo fatti della stessa sostanza delle stelle, è vero, la scienza ce lo ha svelato. Ma la realtà è che siamo fatti della stessa sostanza delle stelle morte. Esplose per liberare nel cosmo elementi rarissimi che vengono generati solo quando questi astri appunto “muoiono”, e che sono fondamentali per l’esistenza della vita. Anche noi, nel nostro piccolo potremmo vivere questa condizione. Perché una volta esalato l’ultimo respiro non reinseriamo il nostro corpo materiale nella terra che ci ha generato, rendendo tutte le nostre sostanze in modo da contribuire alla rinascita di vita, che continuerà il ciclo? Quale tradizione ce lo impedisce? Cosa temiamo di perdere? Io non lo so. Forse in un futuro non troppo lontano saremo costretti a questa pratica per motivi di spazio, di ecologia, o forse ,semplicemente, cambieremo nuovamente il nostro rapporto con la morte. Googolando mi è capitato di trovare il sito che stamane ha suscitato in me questa riflessione, www.promessa.se. Questa attività promuove una riduzione a materiale organico, biodegradabile, e non nocivo le spoglie mortali, con lo scopo di poterle interrare in qualsiasi suolo, persino nel giardino di casa. Qui, magari, nutrirci un albero, od un fiore, per aver memoria di chi abbiamo sepolto tramite nuova vita. Reinserendo tutto nel ciclo della vita di cui abbiamo in precedenza parlato. E’ un sentire molto lontano dalla nostra tradizione Italiana, ma tutto sommato, non lo so mica, forse non è un’idea così assurda….

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