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Viaggi nell’oltretomba: l’avventura di Psiche nell’Ade, secondo Apuleio

Non solo uomini intrepidi hanno varcato l’ingresso degli Inferi, anche una donna, Psiche, per amore del suo sposo, ha affrontato la stessa durissima prova.

Non solo uomini intrepidi hanno varcato l’ingresso degli Inferi, anche una donna, Psiche, per amore del suo sposo, ha affrontato la stessa durissima prova.

Come Enea, Ulisse, Orfeo, Dante e altri ancora, anche Psiche ha affrontato il pericoloso viaggio nel regno dei morti.
È Apuleio (125 circa – post 170; scrittore, filosofo e retore romano di origini nordafricane), all’interno della sua opera “Le Metamorfosi” (Metamorphoseon libri XI) o “L’asino d’oro” (Asinus aureus), a narrarci la vicenda di questa giovane innamorata che per ricongiungersi al suo sposo, Cupido (Eros), affronterà una serie di prove, una sorta di fatiche di Ercole al femminile, imposte da Venere (Afrodite), madre di Cupido.

Psiche riuscirà a superare tutte le prove, grazie al suo coraggio e a qualche aiuto esterno: delle formiche; una canna verde; un’aquila; una torre.
L’ultima prova che le è imposta dalla dea della bellezza è la più difficile: scendere nell’Ade per chiedere alla dea Proserpina (Persefone) un po’ della sua bellezza.

A questa richiesta, Psiche disperata sale sulla cima di una torre, con l’intento di suicidarsi, convinta che Venere voglia in realtà che lei si uccida, in effetti, questo sarebbe il modo più rapido e certo di raggiungere i Campi Elisi. Invece, la torre, mossa a compassione della poveretta, le fornisce tutte le istruzioni necessarie per compiere il suo viaggio nell’oltretomba, così la giovane, rincuorata, parte per la sua perigliosa avventura.

Psiche segue alla lettera i consigli della torre e trova l’entrata degli Inferi, in Laconia (Lakonía, regione storica dell’antica Grecia, in parte coincidente con l’attuale omonima unità periferica; capoluogo della Laconia era Sparta). La giovane si è equipaggiata, seguendo i suggerimenti della torre: ha con sé due focacce d’orzo impastate con vino e miele, una per mano; in bocca ha due monetine.

Le focacce sono per Cerbero, uno dei mostri a guardia dell’ingresso degli inferi, mentre le monetine sono per Caronte, il traghettatore infernale, una per il viaggio di andata, l’altra per il ritorno.
La torre ha anche intimato a Psiche di non guardare nessuno; di non rivolgere parola alle anime dei defunti che tenteranno di coinvolgerla con varie richieste. Dovrà ignorarli e procedere per la sua strada.

Una volta giunta al cospetto di Proserpina, Psiche le trasmette la richiesta di Venere. La sposa di Ade le consegna un vasetto.
La Torre aveva anche dato alla giovane coraggiosa alcune regole comportamentali da tenere nel regno dei morti, da seguire in modo scrupoloso, per evitare spiacevoli conseguenze:

  • non mangiare per nessun motivo il cibo dei morti che le sarebbe stato offerto
  • non accomodarsi in nessun caso su uno dei giacigli
  • mangiare solo un po’ di pane comune
  • sedere in terra
  • non aprire assolutamente il vasetto di Proserpina

Psiche segue alla lettera le indicazioni della torre, ma… c’è sempre un ma che s’insinua perfido nei miti e nelle favole. Un guizzo di ribellione, un impeto irrefrenabile di curiosità, un baluginio di libero arbitrio e il castello di carte crolla miseramente.

Nel caso della giovane Psiche questo impulso si manifesta sulla via del ritorno dal mondo degli Inferi, quando decide di dare una sbirciatina al misterioso ritrovato di Proserpina racchiuso nel vasetto, destinato a Venere. Appena apre il contenitore, Psiche libera il sonno profondo e mortale del Tartaro e precipita nell’incoscienza.

Non temete, la storia ha un lieto fine: Psiche verrà ridestata dal suo sposo, Amore.
E il vasetto? Vi chiederete, beh, quello finirà dritto nelle mani della suocera, Venere.

In copertina: Amore e Psiche durante uno dei loro incontri notturni, raffigurati da Jacques-Louis David