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Tanatologica(mente)

Le Santissime Stimate di San Francesco

La Chiesa delle Santissime Stimate di San Francesco, in Largo Argentina a Roma risale al XVII secolo e presenta decorazioni di ossa umane sulle architetture maestose della struttura.

stìmate:(o stìgmate; anche stìmate e ant. stìmite o stigme) s. f. pl. [dal lat. stigmăta, plur. di stigma -ătis, dal gr. στίγμα -ατος: v. stigma1]. – Nel linguaggio eccles. posteriore indica le piaghe sul corpo di Cristo in conseguenza della crocifissione (nelle mani, nei piedi e nel costato), attorno alle quali, dal medioevo, si sviluppò un culto particolare. Di qui il termine è usato nella mistica cattolica per designare il fenomeno della riproduzione – temporanea o permanente, completa o parziale – delle piaghe di Cristo (o di altre conseguenze della passione: ferite della flagellazione o della corona di spine, ecc.) nel corpo di alcuni santi.

Enciclopedia Treccani

Dopo aver accuratamente spiegato cosa siano invero le stigmate, possiamo poggiare la nostra attenzione alla Chiesa delle Santissime Stimate di San Francesco, sita a Roma.

Eretta su una preesistente – dedicata ai Santi Quaranta Martiri de Calcarario il cui nome deriva dalle fornaci utilizzate per mutare le statue in gesso e calce-, nel 1597 questa chiesa venne data in custodia all’Arciconfraternita delle Sacre Stigmate di San Francesco che nel 1700 la fece ricostruire sotto il pontificato di Clemente XI.

La particolarità di questa chiesa, costituita da una navata unica con tre cappelle per lato, sono le sue preziosità custodite gelosamente: a partire da una serie di opere dipinte sino al reliquiario argenteo che racchiude il sangue di San Francesco d’Assisi, ma non solo.

Ossa umane decorano la volta e le pareti del complesso architettonico sottostante, ovvero nella cripta.

Credits: Latina CittàAperta

Nel sotterraneo della chiesa infatti vi è l’ossario cinquecentesco che ricorda in qualche modo la cripta dei Cappuccini di Via Veneto già affrontati su questo blog in precedenza (https://blog.necrologi-italia.it/la-cripta-dei-cappuccini-roma/).

Comunemente ad altre cripte ed ossari, il visitatore trova l’opportunità di essere a tu per tu con la propria caducità in una sorta di memento mori piuttosto crudo ma doveroso: ossa, teschi e scheletri interi infatti sono lì, davanti agli occhi di chi vuole entrare lì dentro, senza compromessi.

Un’acquasantiera con un teschio, candelabri creati con ossa umane, una parete intera decorata a mo’ di mosaico con denti – al posto delle tessere!-.

Una ulteriore curiosità è che qui, nel 1840 venne temporaneamente sepolto Goffredo Mameli prima di essere traslato nel Cimitero del Verano, sino cioè al 1872.

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre

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