L’inumazione è un tipo di sepoltura a tutt’oggi utilizzata, seppur statisticamente in calo rispetto a forme più innovative e utili all’ottimizzazione degli spazi.

Per inumazione si intende la sepoltura vera e propria sotto terra al fine di prevenire ripercussioni nefaste dal punto di vista igienico e sanitario, oltre ad una funzione religiosa.

Trattasi di una pratica molto antica, già nota dal V secolo a.C., ed interrotta con la salita al potere di Silla, agli albori del I secolo a.C. (il dittatore aveva timore che la sua tomba potesse venire profanata).

L’idea che il defunto potesse in qualche modo tornare era piuttosto diffusa, con la credenza dunque che, attraverso tale tipo di sepoltura, i cadaveri venissero del tutto allontanati dalla comunità dei vivi.

Verso il tramonto dell’età Repubblicana, questa tipologia di sepoltura prese il sopravvento sull’incinerazione, soprattutto tra le classi più agiate.

La motivazione pare fosse legata alle ideologie neopitagoriche, per le quali l’anima dovesse passare diverse fasi prima di poter entrare nell’oltretomba, dunque, l’idea di dover conservare al meglio il corpo del defunto.

Tra gli esempi più noti, la Tomba degli Scipioni, a Porta Capena, un sepolcro contenente ben 30 sepolture, utilizzato per l’inumazione della famiglia sino alla metà del II secolo a.C.

il sepolcro degli Scipioni, fonte Wikipedia

L’incinerazione è la consuetudine di bruciare le salme, riponendone poi le ceneri in un’urna apposita. Si ebbe una prevalenza di tale tipologia di sepoltura dal III al I secolo d.C., con una maggiore propensione all’inumazione dal II secolo in poi.

L’incinerazione può essere di due tipi: bustum o ustrinum.

Il bustum prevedeva la realizzazione di un rogo laddove sarebbe poi rimasto sepolto, i resti arsi venivano lasciati proprio lì.

Tutto ciò che concerneva il corredo funebre veniva posto o sopra o ai lati del rogo.

L’ustrinum era una tipologia di incinerazione più elaborata e sontuosa: veniva realizzata una pira, di dimensioni piuttosto importanti, ed i resti cremati riposti in un’urna destinata entro una tomba, altrove.

Si distinguono quindi le sepolture “primarie e quelle “secondarie“.

Per primaria si intende una sepoltura, come nel caso del bustum, che non prevedeva uno spostamento dal luogo della cremazione. Nel caso di sepoltura primaria a inumazione, venivano utilizzato i più disparati materiali, tra cui pietra, terracotte, bronzo, marmo, sempre secondo l’appartenenza ai differenti ceti sociali.

Le sepolture secondarie riguardavano lo spostamento del corpo del defunto in un altro luogo di sepoltura (come nel caso dell’ustrinum), entro urne, cassette di marmo o sarcofaghi.

Altra tipologia di sepoltura secondaria è la “riduzione“, invero il riporre i resti delle ossa ai piedi di altri inumati.

In merito al corredo funerario, era molto sentita l’idea di far mantenere al defunto la propria specificità che aveva in vita: le decorazioni delle tombe rappresentavano la professione del defunto, attraverso simbologie e iscrizion dedicate.

Tra i più utilizzati: le maschere, i testi, le Muse (simbolo di vita eterna); il mare (per il viaggio verso le isole dei beati), infine la mitologia di Persefone e Alcesti (ritorni dall’oltretomba) e molti altri.

L’affermazione dell’immagine dell’anima come mortale, venne affermata con la filosofia epicurea e stoica a partie dal I secolo a.C. sino al I secolo d.C., essa come il corpo veniva dunque assimilata dal dinamiscmo dell’Universo.

Credits: romanoimpero.com