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Tanatologica(mente)

I Toraja. Viaggio nelle culture funerarie del mondo

La cultura occidentale fa riferimento ad un modello per la quale lo spazio per le sepolture debba essere ottimizzato e, in qualche modo, simile a quello dei vivi.

In alcune culture indonesiane, come quella dei Toraja, la morte viene vissuta come elemento naturale imprescindibile.

Il cimitero, dal greco “koimētḗrion” è il luogo del sonno, del dormire: la morte è il sonno senza fine. La visione legata all’evitamento della morte nelle società occidentali e la paura di essere annullati, si riflette nella nostra quotidianità dove la vecchiaia, una volta simbolo di esperienza e saggezza, risulta essere un peso. Si fa qualsiasi cosa per ritardarla, ritoccarla, mascherarla.

Altresì, la morte è un argomento di cui si deve parlare solo a tempo debito.

La rimozione della morte in età contemporanea è legata ai processi di ospedalizzazione dove il corpo malato viene allontanato dagli occhi dei familiari e nascosto il prima possibile per non turbare gli animi con i processi tanatomorfici.

Il popolo Toraja

Ogni cultura ha dunque un proprio modo di determinare la morte. In alcune tribù indonesiane ad esempio, il corpo del defunto affronta l’estumulazione e riportato a contatto con la comunità di appartenenza, per poi essere di nuovo tumulato definitivamente.

Per i Toraja il contatto con il defunto è infatti essenziale: le ritualità legate a questo popolo mettono in evidenza una tipologia di funerale che serve non solo alla pace dei vivi, ma anche ai defunti per agevolarli nel passaggio nell’aldilà.

La preparazione della salma consiste in una sua esposizione alla comunità, nella prima notte di preparazione, cosicché i dolenti e i conoscenti possano fargli visita, tra danze e rituali sacrificali di animali.

Segue la vestizione del corpo, il posizionamento nella dimora Toraja e la creazione del tau tau, manufatto ligneo scolpito con fattezze del defunto, presente nel corso del corteo e che gli farà da guardiano a cerimonia conclusa.

I feretri sono incastonati nella roccia dando vita a cimiteri verticali composti da bare lignee colorate, mentre ai bambini viene dedicata una sepoltura tutta particolare che ne prevede il posizionamento entro alberi incavati.

Nel mese di Agosto si affronta il “Ma’Nene“, rituale che prevede la riesumazione dei defunti per dare loro un trattamento peculiare: la salma mummificata viene detersa, curata, vestita con abiti nuovi e puliti ed oggetti appartenuti in vita al defunto. La cerimonia di riesumazione vede coinvolta l’intera comunità: anziani, uomini, donne e anche bambini. Non mancano le occasioni per strappare uno scatto insieme al proprio caro durante questa “festa”.

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre