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Tanatologica(mente)

Hachishakusama, colei alta 2 metri

La leggenda di una donna giapponese che, altissima e misteriosa, rapisce i più piccoli e le loro anime.

Si cerca sempre di far paura ai più piccoli attraverso storie di rapimenti, mostri cattivi e creature che vogliano allontanarli dai propri genitori.

La storia di Hachishakusama è tra queste: Hachishakusama è una donna alta quasi due metri, creatura appartenente al folklore nipponico sino al 2008, per poi scemare tra le mille leggende.

Ricorda la storia di Slenderman, solo che ne è la versione femminile.

Il significato del nome sarebbe “Signora alta otto piedi“, invero due metri per l’appunto.

Era infatti il 2008 quando se ne sentì parlare per la prima volta, quando un giovani, giunto alla soglia dei 30 anni decise di esternare e raccontare quello spaventoso tete a tete con la creatura, all’età di soli 8 anni.

Quell’estate a quanto pare non se la scorderà mai.

Da piccolo era avvezzo passare le vacanze nella casa dei nonni, in mezzo alla natura giapponese, solitamente ambiente più amato da spiriti e creature fantastiche.

Quel giorno il piccolo sentì inizialmente, ed improvvisamente, un verso simile ad un “oh, oh, oh“, simile ad un riflusso gastrico, piuttosto inquietante.

Dopo essersi guardato intorno, notò sopra una siepe un cappello da donna che si muoveva..avvicinatosi un poco si accorse che il cappello era appoggiato al capo di una donna altissima ma, poco prima di riuscire a raggiungerla, essa scomparve.

Non appena rientrato a casa dei nonni raccontò immediatamente l’accaduto: questi rimasero impietriti poichè memori di una leggenda piuttosto spaventosa: una volta che Hachishakusama ti si avvicina o comunque si palesa a te, sei in qualche modo condannato a morte.

A meno che non venga eseguito un rituale da una strega potente, come accadde nel caso del ragazzo oggi 30enne.

Hachishakusama. Credits: Twitter

Il nonno infatti decise di contattare una fattucchiera affinchè il nipote scampasse il pericolo: il piccolo venne tenuto chiuso entro una camera sino al giorno successivo alle 7 del mattino, con 4 tazzine di sale, una per ogni angolo della camera.

Non doveva uscire per alcun motivo dà lì e, soprattutto, nessuno doveva entrare.

La notte fu lunghissima e paurosa, poichè le risate di Hachishakusama vennero risentite dal bambino: il sale delle tazzine era diventato nero come il carbone.

Giunsero le 7 del mattino successivo ma, per scampare totalmente il pericolo, il bambino sarebbe dovuto scappare il più lontano possibile perchè la creatura, una volta scelta la vittima, non si sarebbe data pace senza averla rapita.

Non sarebbe dovuto tornare mai più.

Nè tantomeno avrebbe potuto tornare a trovare i nonni, nonostante il tempo passasse..e nonostante il decesso del nonno.

Allo scoccare dei 10 anni successivi, una telefonata con la nonna fu piuttosto bizzarra e sinistra: ella ammise di avere un tumore e, il giovane ormai 30enne disse di non voler stare lontano da lei in un momento tanto delicato.

Ma..

la telefonata si chiuse con un suono già sentito, di seguito ad un “fai come vuoi” della nonna..

Ed il suono fu proprio “oh, oh, oh.”.

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre

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