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Tanatologica(mente)

Gli Aghori, osservatori della Morte

Al di là di ogni potenziale visione macabra e folkloristica, quando ci approcciamo agli Aghori altro non dobbiamo fare che analizzare le loro pratiche legate ad una concezione profonda della Morte.

La Morte, la Morte..colei che è solo il principio, un epilogo illusorio.

Gli Aghori appartengono al gruppo di sadhaka, ovvero coloro soliti praticare una visione sarco-spirituale entro la più estesa dottrina indù.

La loro peculiarità sta nella scelta vera e propria di andare contro le convenzioni societarie, e il loro nome significa “benevolo“, invero uno dei nomi di Shiva.

Shiva è la rappresentazione della morte ed il terreno di cremazione, quindi Aghora ha uno stretto legame con questa tematica.

Proprio nei terreni dedicati alla cremazione, gli Aghora si trovano per i rituali tantrici, soffermando le proprie riflessioni su una tema tanto delicato quanto necessario ed umano, la morte.

Il tema per l’appunto, di estrema attualità – non che passo universale dell’esistenza – come ben sappiamo è ancora oggi un tabù, ma gli Aghora ritengono doveroso parlarne e renderlo fulcro delle proprie attività e riflessioni.

Nella società occidentale, infatti l’uomo tende a negare questo aspetto terreno, nella sensazione ed autoconvinzione che la morte non lo toccherà mai, capiterà sempre ad altri individui.

Credits: Pinterest

La capacità di questa tribù sta proprio nella riorganizzazione esistenziale attraverso una visione più oggettiva e meno illusoria della realtà, quindi guardando alla morte nel suo più estremo atto e percezione fisica.

Questo proprio perchè quando si inizia ad avere una maggiore consapevolezza della morte la stessa visione e rispetto della vita mutano.

I luoghi di cremazione detengono dunque un deciso e profondo significato poichè li si ritiene capaci di portare l’uomo ad un distacco dalla vita attraverso un percorso spirituale che, però non dura se non per pochi giorni o ore, rendendo il pellegrinaggio qui più sovente.

Questi incontri, laddove si riuniscono le pire, coinvolgono gli Aghori in pratiche di yoga, vestiti di nero, l’utilizzo e il cospargersi di cenere e di ossa umane, talvolta anche l’utilizzo di stupefacenti o alcolici – sia chiaro, sempre in maniera controllata e per fini spirituali – .

Tra alcune pratiche estreme, annoveriamo il sedersi su un cadavere deceduto da poco tempo, e cantare alcuni mantra. E’ una pratica delicata a cui non tutti riescono tenere testa, poichè estrema o comunque attuata solo dai più esperti.

Da sottolineare come, per queste tribù, vi sia sottostante il perenne pensiero che la Morte è inevitabile e fa parte della vita: allo stesso modo infatti, risulta esservi un rituale in cui ci si cibi di riso mescolato con residui cerebrali, per ricordare l’effimeratezza della vita terrena mantenendo però autocontrollo e distacco dall’atto.

Credits: Tuost.com

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre

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