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Il monumento funebre di Ludovico il Moro nella Certosa di Pavia

La Certosa di Pavia, edificata come mausoleo sepolcrale della dinastia dei Visconti, ospita anche un magnifico monumento funebre di uno Sforza, Ludovico il Moro, e della sua consorte Beatrice d’Este.

La Certosa di Pavia, edificata come mausoleo sepolcrale della dinastia dei Visconti, ospita anche un magnifico monumento funebre di uno Sforza, Ludovico il Moro, e della sua consorte Beatrice d’Este.

Il complesso monumentale storico della Certosa di Pavia Gra-Car (Gratiarum Carthusia – Monastero di Santa Maria delle Grazie) è composto da un monastero e un santuario.
Ubicata nel comune omonimo di Certosa di Pavia, è situata a circa otto chilometri dal capoluogo di provincia.

La Certosa fu costruita alla fine del XIV secolo. A volerla fu Gian Galeazzo Visconti (1351 – 1402), signore di Milano, per osservare un voto pronunciato da sua moglie, Caterina Visconti (1362 – 1404), e anche per servire da mausoleo sepolcrale della dinastia. I lavori terminarono entro la fine del 1400.

Essa riunisce vari stili, dal tardo-gotico italiano al rinascimentale. Al suo progetto e alla successiva realizzazione parteciparono molti maestri del tempo: Bernardo da Venezia (attivo in Lombardia, come architetto, lapicida e scultore in legno, verso la fine del sec. XIV e all’inizio del XV), progettista originario; Giovanni Solari (1400 – 1482) e suo figlio Guiniforte (1429 ca. – 1481 ca.); Giovanni Antonio Amadeo (1447 – 1522); Cristoforo Lombardo (… – 1555) e altri ancora.

All’inizio, la Certosa fu assegnata alla comunità certosina, poi passò ai cistercensi e, per poco tempo, ai benedettini. Dopo l’unità del Regno d’Italia, fu dichiarata monumento nazionale.

Il monumento funebre di Ludovico il Moro (1452 – 1508) è collocato nella parte sinistra del transetto del santuario. Si tratta di due statue giacenti: quella del Duca di Milano e di sua moglie Beatrice d’Este (1475 – 1497). Fu realizzato dallo scultore rinascimentale, Cristoforo Solari (1468 – 1524) detto il “Gobbo”.

L’opera fu commissionata dallo stesso Ludovico il Moro, dopo la morte della consorte.
Le sculture avrebbero dovuto essere trasferite nella tribuna della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, ma ciò non avvenne, a causa della caduta di Ludovico nel 1499, così il monumento funebre non fu terminato. La parte sottostante scomparve, mentre, nel 1564, Oldrato Lampugnani (1380 – 1460) acquistò le statue e le trasportò alla Certosa.

Alla fine del secolo XIX, Luca Beltrami (1854 – 1933) realizzò il monumento; il coperchio fu posto a chiudere il sarcofago di marmo rosso. Le tombe non sono state mai usate, perché il Moro, in seguito alla caduta del Ducato di Milano, fu preso dai francesi e terminò i suoi giorni in Francia. Ora, è sepolto nella chiesa dei Padri Domenicani di Tarascona; Beatrice, invece, è sepolta nella chiesa dei Padri Domenicani di S. Maria delle Grazie a Milano.

I due famosi ritratti dei defunti giacenti sono ciò che resta del monumento funebre ducale dei due coniugi realizzato da Cristoforo Solari, e, probabilmente, lasciato incompiuto a causa della conquista francese del ducato di Milano, nel 1499.

Il Solari mise mano al monumento, nel gennaio del 1497, poco tempo dopo la morte di Beatrice d’Este. Egli ricevette grandi quantità di marmi, provenienti soprattutto dalla Certosa.
Non è chiaro se l’artista abbia realizzato anche altre parti del monumento, oltre ai due ritratti funebri.

All’inizio le sculture furono collocate presso il monumento funebre di Gian Galeazzo Visconti, nella parte destra del transetto; nel 1891, furono poi spostati nel braccio opposto del transetto e qui sistemati, come sono visibili ancora oggi.

Il cenotafio del duca milanese è ritenuto il capolavoro di Solari, ammirato e apprezzato da molti contemporanei dell’artista. Purtroppo, di questo autore si hanno poche notizie riguardo alle sue opere e scarni sono anche i riferimenti biografici che lo riguardano.
In ogni caso, il monumento funebre della Certosa di Pavia mostra con chiarezza le capacità di questo abile scultore lombardo e giustificano la fama di cui godeva ai suoi tempi.

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