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Tanatologica(mente)

Il martirio. Viaggio tra le storie più illustri

Chi sono i martiri e quale significato ha la loro figura, in quanto capaci di sacrificare la propria vita in nome di Dio?

martìrio (ant. o poet. martìremartìro) s. m. [dal lat. tardo martyrium, gr. μαρτύριον, propr. «testimonianza»; v. màrtire].

Enciclopedia Treccani

Quando parliamo e pensiamo al martirio pensiamo subito alle torture subìte dai Santi, divenuti appunto martiri dopo essere stati brutalmente uccisi a causa della loro immensa prece verso Dio.

Una forma di Morte legata all’idea di Amore, una totale devozione culminante invero nella testimonianza estrema dell’atto di fede.

Il martirio è la forma più genuina della vita vittoriosa su sora Morte: il futuro martire infatti cerca di rivivere le forme più estreme di patimento vissute da Cristo, a costo di sopportare dolori estremi con la sicurezza però che l’amore di Dio sia la panacea al tormento vissuto.

Credits: Tempi – “San Sebastiano”, scuola di Caravaggio

La particolarità del martirio sta nella gioia provata nell’immolarsi in nome della fede nei confronti di Dio: una forza incontenibile e travolgente dove vige una consapevolezza profonda della protezione di Dio stesso, punto di riferimento nei momenti di sconforto estremo.

Vi sono tre forme distinte di martirio:

Bianco (indica coloro che sono perseguiti in virtù della propria fede, non per forza trova la morte);

Verde (il Santo si sottopone a rinunce e solitudine allontanandosi dalla società circostante al fine di dedicarsi totalmente alla propria fede);

Rosso (la forma più profonda, dove il Santo accetta la tortura e i supplizi nella coscienza di essere supportati e accolti da Dio riponendovi la propria fede, sopportando qualsiasi forma di dolore terrena).

San Sebastiano

Questo Santo venne condannato e torturato di seguito alla sua straordinaria capacità di diffondere il cristianesimo tra i militari dell’esercito romano, essendo egli amico dell’imperatore Diocleziano. Quest’ultimo, non concorde col pensiero di Sebastiano, lo condannò brutalmente: spogliato delle proprie vestigia, venne legato a un palo sul Palatino e trafitto, quindi da un numero illimitato di frecce.

Nonostante la brutalità dell’evento, Sebastiano riuscì a sopravvivere, nonostante le guardie lo avessero dato per morto. Ripresosi dalla tortura, decise quindi di ripresentarsi davanti all’imperatore, che ne ordinò la flagellazione e il disfacimento del cadavere nella cloaca maxima.

Santa Barbara

Credits: Amalfi Notizie – Santa Barbara

La storia di questa santa è sicuramente tra le più violente: protettrice degli artiglieri, dei vigili del fuoco, degli architetti e dei becchini, venne imprigionata in una torre dal suo stesso padre, questo a causa della bellezza smisurata della ragazza.

Alla fine della reclusione iniziò ad avvicinarsi al credo cristiano ma, anche stavolta, il padre non approvava: quando le venne dato ordine di rinnegare la propria fede, venne avvolta in vestiti tanto stretti da aprirle la carne, venne ustionata ma inizialmente sopravvisse. Non contento, il padre diede ordine di asportarle entrambi i seni, obbligandola a camminare così ridotta per le strade della città. Infine, come colpo di grazia, decise di decapitarla sulla cima di un monte.

San Lorenzo

Tiziano Vecellio, “Martirio di San Lorenzo”, 1548

Questo santo, la cui festa cade il giorno del 10 agosto (chi non conosce la storia delle stelle cadenti?) era un diacono molto amico di Papa Sisto II, che lo fece divenire arcidiacono, dovendo così organizzare le opere di carità nella diocesi romana.

L’imperatore Valeriano, all’epoca, aveva dato ordine supremo di uccidere tutti i vescovi, diaconi, e presbiteri: Sisto II venne condannato a sua volta, mentre Lorenzo venne bruciato vivo su una graticola.

Forse proprio a questo le stelle cadenti fan riferimento: ai tizzoni ardenti che scoppiettavano sotto la graticola divenendo infatti stelle cadenti.

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre