Passeggiare per Roma comporta uno smarrimento affascinante, gli occhi non sanno mai dove guardare e i passi, viste le mille mila strade, non sono mai sicuri della direzione da prendere.

Io che Roma la amo tanto torno sempre, per abitudine, negli stessi posti, soprattutto in quelli a me più cari.

Il Cimitero Acattolico, a bordo della via Ostiense, è tra i più famosi e visitati della Capitale, sia per i monumenti che per i suoi gatti, silenziosi guardiani che non disdegnano mai una carezza o una camminata a passo d’uomo, giusto per farsi osservare un poco nella loro eleganza.

Cimitero famoso anche come “degli inglesi”, l’Acattolico è custode di tombe molto antiche, tra cui quelle di poeti famosi e storie d’amore spezzate nel loro essere più tenero.

Ricordiamo Percy Shelley, con il famoso angelo del dolore, la tomba di Antonio Gramsci, di Carlo Emilio Gadda e di Andrea Camilleri.

Costruito strategicamente di modo che le mura potessero accogliere i defunti di religione non cattolica – e dunque per l’epoca “impuri”, questo camposanto nacque tra il ‘700 e l’800 nel quartiere “prati del popolo romano”.

E’ proprio qui che si trova, nella sua imponenza e maestosità, la Piramide Cestia, monumento funebre eretto tra il 18 ed il 12 a.C. dedicato a Caio Cestio, dalle dimensioni alquanto curiose (29,50 metri alla base per un’altezza di circa 37 metri!) e dai profondi significati simbolici.

Si presume infatti che questa costruzione attiri a sé poteri esoterici ed energetici sin dai tempi più antichi.

In realtà di Caio Cestio non si sa molto: pretore al tempo di Cicerone, fu altresì tribuno della plebe e settemviro degli epuloni, un sacerdote facoltoso e tra i più ricchi della città.

A guardar bene il lato orientale della Piramide, troviamo un’iscrizione – una sorta di testamento – voluta proprio da Cestio, in cui vi era scritta la condizione sine qua non di costruire l’edificio a 330 giorni esatti dopo la sua morte.

In caso contrario, gli eredi non avrebbero potuto godere del patrimonio lasciato dal pretore.

Come mai proprio una piramide? Sicuramente la scelta fu indotta dalla conquista dell’Egitto del 30 a.C., nonostante le procedure di costruzione avessero seguito altri schemi: diverse le tecniche ed i materiali utilizzati, diverso anche l’esito e la possibilità di costruire un angolo molto più acuto rispetto alla piramide – ad esempio -di Giza.

Le mura difensive della città costruite dall’imperatore Aureliano, tra il 272 ed il 279 inglobarono la piramide, salvandola in tal modo dalla distruzione.

Della piramide però, richiama soprattutto la funzione metafisica ed energetica: il triangolo – simbolo di Sirio – richiamava a sè la luce del Sole, canalizzandola verso i corpi dei defunti in essa ospitati: proprio con l’energia del sole, il defunto vedeva spianata la via per l’immortalità.

L’imponente costruzione funebre in calcestruzzo, rivestito di mattoni e lastricato con marmo di Carrara, è uno scrigno di tesori all’epoca custoditi in una stanza sepolcrale segreta e di dimensioni ridotte: 4 metri di larghezza, 5 di altezza e quasi 6 di lunghezza.

Di quelle ricchezze non rimane nulla: nel tempo infatti sono state trafugate e vittime di predoni, probabilmente entrati attraverso un foro creato nel soffitto ed ancora oggi presente, nonostante in realtà non tutta l’area sia stata perlustrata.

La stanza, ad oggi completamente spoglia, non è dato sapere quali arredi funerari custodisse, né se al suo interno ospitasse un sarcofago o un’urna cineraria.

Giovanni Battista Piranesi, incisione, 1756
Credits: romasparita

Le pareti della sala presentano numerosi affreschi, seppur sbiaditi, dai motivi già presenti nelle necropoli con figuranti in atteggiamenti di devozione, e graffiti realizzati da pittori seicenteschi, tra cui Giorgio Basaia.

La camera funeraria interna ha infatti pareti dipinte con riquadri a fondo bianco, in cui vi sono rappresentate Vittorie alate recanti offerte votive.

La legge del 18 a.C. sulla limitazione all’ostentazione del lusso nelle sepolture aveva vietato il posizionamento di oggetti preziosi entro le tombe.

L’urna contenente le ceneri di Cestio non è mai stata ritrovata, probabilmente rubata durante gli scassi praticati già nel medioevo: è a tutt’oggi un mistero se, entro la Piramide, vi sia una seconda stanza, come da sempre ci si immagina.

La Piramide Cestia non risultava però essere l’unica presente nella città, risulta infatti ve ne fossero in totale ben 4, di cui due in Piazza del Popolo scomparse nei secoli e sostituite dalle due chiesette gemelle di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto.

Le due Chiese gemelle. Provate ad immaginare se vi fossero due piramidi!
Foto personale.

Una terza, le cui dimensioni erano le più estese di tutte (32 metri di altezza ed una base di 28), era poco distante da Castel Sant’Angelo, dove oggi vi è via della Conciliazione. distrutta nel 1499 in vista dell’Anno Santo del 1500.

Sembra che anche qui vi fosse una camera funeraria, delle dimensioni di 10 x 7 metri, dunque destinata a più sepolture.

Ritornando alla nostra Piramide Cestia, risulta l’unico monumento capace di relazionare la simbologia egizia – con le sue proporzioni divine – ed i culti orientali con quelli della tradizione prima pagana e poi cristiana.

La Piramide Cestia in tutto il suo splendore.
Foto personale.