La morte del cigno (The Dying Swan) è un breve balletto, dove una ballerina solista interpreta il ruolo di un cigno morente. Questo brano del repertorio classico è tra i più noti al mondo ed è stato danzato dalle più famose ballerine.

Il titolo originale del brano musicale, su cui fu costruito l’assolo coreografico di Michel Fokine (1880-1942), era “il cigno”.
La musica era di Camille Saint-Saëns (1835-1921), tratta da “Il carnevale degli animali” (Le Carnaval des Animaux).
Il titolo: “La morte del cigno” è un’attribuzione successiva, ispirata dalla trasformazione del finale dell’assolo di danza creato per Anna Pavlova (1881-1931).
Saint-Saëns rimase stupito dalla tragica lettura della sua opera: secondo la sua idea, il cigno nel finale non muore.

Il balletto concepito per la Pavlova (1881-1931) da Fokine, ha ispirato molte diverse interpretazioni; ha persino influenzato le moderne interpretazioni di Odette ne “Il lago dei cigni” di Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893).

In questo pezzo virtuosistico, la ballerina indossa il classico tutù bianco cui sono applicate delle piume che spesso sono poste anche sul capo. Molto importante nell’esecuzione di questo balletto è il movimento delle gambe (si basa sul “pas de bourèe suivi”) e, ovviamente, quello delle braccia che devono richiamare il battito delle ali di un cigno.

Tutte le più grandi ballerine si sono cimentate ne “La morte del cigno” e tuttora, è ancora interpretato nei più grandi teatri del mondo. Si ricordano, in particolare, le esibizioni di: Majja Michajlovna Pliseckaja (1925-2015); Svetlana Jur’evna Zakharova (1979) e Ul’jana Vjačeslavovna Lopatkina (1973).

La coreografia de “La morte del cigno” ha uno schema ben definito, anche se spesso viene leggermente modificato con aggiunte di passi o applicazione di sfumature diverse, affinché si adatti all’interpretazione di ogni danzatrice.

La genesi di questo famoso pezzo di danza è innanzitutto legata all’amicizia che univa Fokine alla Pavlova.
Entrambi avevano studiato presso la scuola di teatro imperiale e si conoscevano sin dall’infanzia; spesso ballavano anche in coppia. Quando Fokine iniziò a lavorare come regista, scelse la Pavlova per mettere in pratica i suoi progetti.

Nel 1907, in occasione di un concerto di gala degli artisti del coro dell’Opera Imperiale Mariinsky, la Pavlova, che da poco era diventata una ballerina del teatro Mariinsky, avrebbe dovuto eseguire un assolo, così chiese al suo amico Fokine di crearne uno su misura per lei.

Per questo pezzo solista, la Pavlova fu ispirata dalla visione di alcuni cigni nei parchi pubblici e dalla poesia “The Dying Swan” di Alfred Tennyson (1809-1892). Fokine le suggerì di usare come base musicale l’assolo di violoncello di Saint-Saëns, “Le Cygne”, sul quale, a quel tempo, lui si stava cimentando con il suo mandolino, accompagnato al pianoforte da un amico.

La realizzazione della coreografia richiese pochissimo tempo.
Fokine stesso racconta che fu quasi un’improvvisazione, studiata rapidamente insieme da lui e dalla Pavlova. Il coreografo suggeriva e la ballerina seguiva i suoi passi; qualche rapida correzione di pose, la puntualizzazione di qualche piccolo dettaglio e il gioco era fatto.

Il concepimento lampo de “La morte del cigno” non fu un deterrente per il suo successo, infatti, l’assolo assurse addirittura a simbolo del New Russian Ballet.

“La morte del cigno” era una fusione di tecnica magistrale ed espressività che intendeva soddisfare l’occhio dello spettatore, ma soprattutto, mirava a conquistarne l’anima.

Nel 1934, Fokine parlando de “La morte del cigno” chiarì anche, quale secondo lui fosse il vero scopo della danza: “creare il simbolo della lotta eterna in questa vita e in tutto ciò che è mortale”.