Quella della Janara è una storia molto antica che trova i propri albori tra il 1400 ed il 1600, periodo in cui in Europa inizia la cosiddetta “Caccia alle streghe“, secondo una qualsivoglia forma di psicosi collettiva.

Benevento è una delle città italiane in cui troviamo più sentita la storia, tra leggende e realtà, delle streghe, in particolar modo della Janara.

Questa città campana sembra fosse stata la meta prediletta di molte streghe provenienti da mezza Europa, le quali erano solite ritrovarsi – nelle notti del sabato – sotto un possente albero di noce, dando vita ai Sabba.

Questi ritrovi, al cospetto di Satana, erano occasione per stringere patti di sangue e lanciare sventure, mangiando bambini..!

Tra il 1500 e il 1600 la caccia alle streghe prende la connotazione di vera e propria persecuzione soprattutto in Europa centrale (Francia, Germania e Svizzera)

con 12000 condanne a morte (circa), di cui mancano però altre fonti scritte andare perdute nel tempo.

Nel caso peculiare italiano, soprattutto nel meridione, le inquisizioni seguirono misure meno risolutive nonostante nelle tradizioni popolari la figura della strega sembra sia ancora molto temuta.

Nel dialetto locale si parla di Janare, streghe a cui venivano rivolti molteplici rimedi per scongiurarne gli anatemi e a cui spesso venivano attribuite le cause di molti delitti in paese.

Donne “normali” di giorno, si trasformavano in streghe di notte dopo essersi cosparse il corpo con un unguento magico.

Sembra che il nome derivi da quello della dea Diana, dea della caccia, nel suo corrispettivo “Dianara” (sacerdotessa di Diana) o dall’etimo latino Ianva, porta, ovvero laddove le streghe passavano per addentrarsi nelle dimore dei malcapitati.

Queste streghe erano molto temute soprattutto per paura che potessero provocare infertilità, aborti e malattie:

nelle notti di tormenta, era possibile scorgerne la figura a cavallo di una scopa.

Ma vi è un qualche fondamento storico?

Queste leggende sono sicuramente legate ai culti pagani e nordici, ricordiamo infatti il passaggio dei Longobardi, governatori per ben 500 anni della città di Benevento e del loro culto legato ad Iside, dea dei serpenti.

Nonostante infatti si fossero piegati al Cristianesimo, rimase molto forte il legame con al Paganesimo.

Al centro della città infatti, ci si può ancora imbattere in un obelisco dedicato alla dea egizia:

L’obelisco dedicato alla Dea Iside, nel centro di Benevento.
Credits: Tripadvisor

Non è un caso che, proprio per Benevento, passi il fiume Sabato laddove avvenivano gli incontri di queste donne sulle “ripe delle Janare” e dove si trovava l’enorme albero di noce.

Proprio sulle sue rive, queste streghe erano solite raccogliere erbe velenose per i propri malefici, tra cui la belladonna e l’aconito.

Le Janare custodivano gli antichi saperi soprattutto legati ai filtri d’amore, pozioni ed unguenti magici.

Erano altresì guaritrici e capaci di creare filtri d’amore per chi li richiedesse.

L’enorme albero di noce venne abbattuto – circa nel VI secolo – per volere del Vescovo Barbato. Nonostante ciò, i riti pagani continuarono richiamando a sè diversi adepti, tra cui molte streghe.

Credits: Wikipedia. ll grande caprone (El gran cabròn) o “Sabba”, olio su tela – realizzato tra il 1797-1798 – opera di Francisco Goya.