Matematico e scienziato italiano di origine pavese, Paolo Gorini è per lo più noto per la sua straordinaria capacità di conservare e preparare i cadaveri secondo una lavorazione segreta ma all’avanguardia per l’epoca.

La formula di base prevedeva l’utilizzo di muriato di calce e di bicloruro di mercurio che, per quanto tossici, risultavano estremamente efficaci.

Il metodo, attraverso iniezione dell’arteria e vena femorale, era in realtà molto lungo da applicare ma esposto in modo dettagliato nell’Archivio Storico della città di Lodi.

Nato nel 1813, a 12 anni si trovò orfano di padre, deceduto a causa di un grave incidente e di cui portò nel cuore il trauma per tutta la vita.

Con l’assunzione alla cattedra di Fisica e Scienze naturali presso il Liceo Comunale di Brescia, Gorini iniziò la messa appunto di composizioni chimiche capaci di preservare le sostanze organiche,

con particolare attenzione al metodo conservativo della pietrificazione.

La preparazione dei cadaveri era all’epoca piuttosto usuale, vista l’impossibilità di conservare i corpi (o parti di essi) entro celle frigorifere.

L’etimo è piuttosto chiaro: si definisce pietrificazione quel processo per cui:

“un oggetto di natura organica, per cause naturali o artificiali, acquista consistenza lapidea. […].

Il termine, usato talvolta genericamente come sinonimo di fossilizzazione o mineralizzazione, indica altresì il metodo di conservazione in forma lapidea di corpi organici, basato su infiltrazioni di sostanze minerali” (Treccani).

E’ invero l’azione antiputrefattiva di alcuni preparati chimici ad agire sulle strutture biologiche, sostituendo così i liquidi organici (sangue, urina, umor vitreo e bile),

offrendo la possibilità di creare dei preparati anatomici a fini di ricerca o didattici, quali ad esempio gli studi per i futuri medici legali, o per ritrarre dal vero le fattezze umane a fini scultorei ed artistici in genere.

La pietrificazione è da intendersi come naturale o in forma artificiale.

In particolar modo, la forma artificiale richiede l’utilizzo di calcio, mercurio ed alluminio ed altre sostanze custodite gelosamente dai più abili chimici ed ideatori di tale tecnica, tra cui il già noto Girolamo Segato.

E’ a Gorini che si deve la preparazione della salma di Giuseppe Mazzini, tumulato a Staglieno, nonostante i risultati non lo avessero, in realtà, soddisfatto pienamente.

Il corpo del patriota, infatti, venne preparato due giorni dopo dal decesso, a processi di tanatomorfosi già iniziati.

A Gorini si deve inoltre il perfezionamento dell’impianto crematorio di Lodi, nel 1877, spunto per quello di Milano e di Londra.

Qualora vi capitasse di passare per la bella città di Lodi, dunque, una tappa fondamentale sarà proprio la Collezione anatomica Paolo Gorini, ospitante 166 preparati anatomici del maestro pietrificatore.

La collezione, entro l’Ospedale Vecchio, è ospitata entro una sala affrescata da dipinti cinquecenteschi opera di Giulio Cesare Ferrari.

Credits: Milano città delle scienze

Al suo interno vengono proposti i preparati anatomici realizzati dal Gorini tra il 1842 ed il 1881, nonostante sia stata inaugurata nel…..1981!

Per molti anni di seguito al decesso di Gorini infatti, i preparati rimasero dimenticati nelle cantine e riportati alla luce da un erede, che ne avviò il restauro e la mostra.

Troviamo al suo interno la primissima opera di Gorini, il corpo (intero) di Pasquale Barbieri, ed il cranio del proprio padre.

Tra i reperti, troviamo rappresentate la fisionomia di defunti affetti da molteplici patologie:

dalla sifilide alle ernie, dal morbo di Pott ai tumori, attraverso le tecniche a secco (immersione sotto spirito, per lo più a fini didattici) e le pietrificazioni vere e proprie (con la fisionomia reale del defunto, che mantiene invero capelli e peli originali).

Credits: Foursquare