Corpo e morte stanno acquisendo ruoli sempre più legati ad un agire ecosostenibile, dove lo “smaltimento” dei resti mortali viene concepito in equilibrio e ricongiungimento con la natura.

Sono sempre più presenti – soprattutto oltreoceano – innovazioni in ambito funerario in merito a sepolture più green: Recompose® è un modo intelligente di ricollegare il nostro corpo alla natura, divenendo suolo.

A novembre di quest’anno verrà inaugurata la struttura che permetterà, a chiunque ne facesse richiesta, di essere sepolti nel suolo della foresta potendo in tal modo nutrirla.

Questa azienda è di tipo progressista, incentrata su pratiche femministe queer di equità ed inclusione: massimo è l’impegno a sostenere i diritti delle minoranze e dei meno fortunati, da un’idea di Olson Kundig e di Katrina Spade, fondatrice e CEO di Recompose®.

Katrina Spade. Credits: Forbes

La proposta è frutto di anni e anni di ricerca sul e del suolo e di riflessione sull’impatto che l’essere umano ha sul globo: le sepolture tradizionali(tumulazione, inumazione, cremazione) risultano negli ultimi anni avere avuto (e avere tuttora) un impatto negativo e non indifferente nel mondo, dovuto ai sempre minori spazi rispetto alla domanda di sepoltura che ne perviene.

Negli Stati Uniti, i cimiteri occupano 1 milione di acri di terra e gli scrigni utilizzano 4 milioni di acri di foresta ogni anno. Il combustibile fossile necessario per un anno di cremazioni in Nord America potrebbe guidare un’auto a metà strada verso il sole.

Recompose.life

Recompose® offre un’alternativa senza precedenti a coloro che volessero seguire, anche nel postmortem, un’esistenza ecofriendly, proprio perché si verrebbe a risparmiare una tonnellata metrica di anidride carbonica per corpo rispetto alla sepoltura o alla cremazione convenzionale.

Ci si rifà al processo di riduzione organica naturale, dove i resti umani vengono trasformati in terreno e, in tal modo, il suolo può essere riutilizzato per rinnovare la terra, in un ciclo di equilibrio con l’ecosistema stesso.

Credits: KOAA.com

Questo approccio innovativo e questa offerta ecosostenibile è un ottimo punto di partenza per riflettere non solo sulla nostra morte ma anche, e soprattutto, sulla nostra esistenza dandoci modo di allontanarci dalle “tradizioni” funebri classiche e spesso nocive.

Non teniamo infatti mai conto dell‘impatto che abbiamo sulle foreste (per il legno che dobbiamo utilizzare per i feretri) né delle emissioni dovute alla cremazione, senza contare lo smaltimento – a cessione scaduta – di ciò che rimane dei feretri stessi e l’occupazione del terreno per le sepolture.

Un nuovo luogo dove ritrovare anche la propria spiritualità e dimensione meditativa, dove è possibile svolgere cerimonie di commiato e aprirsi a nuove ritualità e forme di dialogo.

Come avviene?

I resti umani vengono convertitientro un periodo di trenta giorni – grazie ad una combinazione di ossigeno, materia vegetale e microbi.

Questo entro una struttura che, a vederla, sembra un alveare: la trasformazione che avviene in questi 30 giorni è definitiva, ogni molecola si distrugge e la salma diventa dunque terreno, creando un metro cubo di materia nutriente per ogni corpo sepolto.

Credits: The Times

Le ossa e i denti si trasformano grazie all’agire di azoto, ossigeno, umidità e carbonio, in un ambiente ricco di microbi termofili – i quali preferiscono cioè il calore – e altri batteri. Un’areazione continua garantisce una decomposizione totale e completa, aiutando il processo di frammentazione dei resti.

Protesi o impianti di diversa natura vengono segnalati prima, di modo che non vengano a mescolarsi nel terreno e inquinarlo.

Dove?

In uno spazio di 1700 metri quadrati, dove sono presenti ben 75 bacini di ricomposione.

Dal 2021, per chi ne avesse curiosità, sarà possibile visitare Bells Mountain per godere di questo spettacolo immerso nella natura e nei boschi.

Credits: recompose.life

Per maggiori informazioni, si invita a consultare il sito ufficiale: https://recompose.life/death-care/