Isabel de Segura e Juan Martínez de Marcilla sono passati alla storia come gli amanti di Teruel.
La loro sfortunata vicenda è immortalata in un singolare monumento funebre.

La leggenda degli Amanti di Teruel proviene da un’antica tradizione che trovò nuovo vigore con il ritrovamento delle mummie di due giovani, interrate sotto il pavimento della cappella dedicata ai santi Cosma e Damiano, nel 1555.

Accanto ai corpi, almeno secondo quanto dichiarato da Yagüe de Salas, notaio presente alla riesumazione, fu rinvenuto un antico documento che raccontava la storia dei due amanti di Teruel e che permise di dare un nome alle due salme.
I due giovani, separati durante la vita, erano stati seppelliti uno accanto all’altro dalle rispettive famiglie, al fine di congiungerli, almeno dopo la morte.

C’è chi contesta la veridicità della storia e sostiene si tratti di una rivisitazione dell’ottava novella del “Decameron” di Boccaccio, inclusa nella Quarta giornata, che narra le vicende di Girolamo e Salvestra, una storia molto simile a quella dei due amanti di Teruel.

La storia, vera o inventata, suscitò comunque un grande interesse ed ebbe larga diffusione, proprio come l’amore contrastato di altri due giovani, altrettanto celebri quanto sfortunati: Romeo e Giulietta.

La vicenda degli amanti di Teruel ebbe una notevole fama anche letteraria; divenne un tema ricorrente nella letteratura, a partire da quella spagnola.
“Los Amantes” di Andrés Rey de Artieda (1544 – 1613, militare e scrittore spagnolo), del 1581, probabilmente, fu la prima opera che ripercorse la triste vicenda e fissò per iscritto la tradizione orale, attraverso la quale si era tramandata la storia dei due amanti che circolava già dal 1217, anno in cui si pensa siano avvenuti i fatti.

Diversi altri artisti seguirono le orme di Artieda e ripresero la leggenda dei due giovani innamorati, tra questi: Tirso de Molina (1579 – 1648, pseudonimo di Gabriel Téllez, religioso, drammaturgo e poeta spagnolo); Antonio Serón (1512 – post 1568, umanista e poeta neolatino spagnolo); Tomás Bretón (1850 – 1923, musicista spagnolo); Juan Eugenio Hartzenbusch (1806 – 1880, drammaturgo, poeta, traduttore, filologo e critico spagnolo, uno dei massimi rappresentanti del dramma romantico nel suo paese); Mariano Miguel de Val (1875 – 1912, scrittore spagnolo).

La storia di Juan de Marcilla e Isabel de Segura si svolge nel primi anni del ’200 a Teruel, in Aragona (Spagna) e narra di un’amicizia tra due giovani che ben presto si trasforma in amore.
Juan e Isabel vorrebbero convolare a nozze, ma la ragazza deve ottenere il benestare del padre, Pedro Segura che, essendo un ricco possidente aspira per sua figlia a un matrimonio con un nobile ricco e potente.
L’uomo è quindi contrario a un’unione poco conveniente per sua figlia: Juan proviene da una famiglia povera e non ha nulla da offrire a Isabel, a parte il suo amore.
Il giovane innamorato, però, non si arrende, chiede cinque anni di tempo: in questo periodo farà fortuna e dimostrerà il suo valore, così da meritare la mano di Isabel. Prima di partire, chiede alla ragazza di aspettarlo.
Il giovane va a combattere contro i Mori e si distingue per il suo coraggio, ottenendo molte onorificenze. Quando torna, è da poco scaduto l’ultimatum dei cinque anni e Isabel che non ha avuto più sue notizie, ha accettato la proposta di suo padre, di sposare un fratello del signore di Albarracín.
Juan è tornato carico di ricchezze e non si vuole rassegnare; chiede un’udienza con Isabel che gli è concessa. Durante il loro incontro implora la giovane che gli conceda almeno un ultimo bacio, ma Isabel si rifiuta, non vuole tradire il vincolo matrimoniale, e Juan che si vede negato anche questo unico gesto d’amore, muore di dolore ai piedi della ragazza.
Il giorno seguente, nella chiesa di San Pietro, durante il funerale di Juan, compare una donna vestita a lutto: è Isabel che pentita vuole dare al defunto l’ultimo bacio che gli ha negato quando era ancora in vita, ma appena sfiora le labbra di Juan, la giovane cade morta a terra, uccisa dal rimorso e dal dolore.

Separati in vita, i due amanti di Teruel sono stati seppelliti vicini e lo scultore spagnolo, Juan de Ávalos (1911 – 2006) ha voluto rappresentare in modo simbolico l’essenza del loro tragico amore.
L’artista ha realizzato due statue che raffigurano due giovani distesi uno accanto all’altro, le cui mani si cercano, si sfiorano, ma non arrivano a unirsi.
In questo semplice gesto è riassunta tutta la tragedia della loro storia, del loro amore agognato ma mai raggiunto.

Attualmente, i resti dei due infelici amanti di Teruel si trovano nel “Mausoleo de los Amantes” annesso alla Chiesa di San Pietro di Teruel.
Oltre alle due sculture, nel museo si possono ammirare un murale di Jorge Gay (1950) “Un amore nuovo” e uno dei bozzetti del quadro di Antonio Muñoz Degrain (1840 – 1924) che si trova al Museo del Prado e varie opere musicali, cinematografiche e letterarie ispirate alla storia dei due innamorati.

A Teruel, durante il mese di febbraio, si rivive la tragedia degli amanti; in un’atmosfera medievale sono ricreate scene tratte dalla loro storia.

In copertina: Gli amanti di Teruel di Antonio Muñoz Degrain, dipinto del 1884 (Museo del Prado)