In epoca Vittoriana – per lo più in Inghilterra – esisteva una tipologia di fumetto molto particolare, degna dell’interesse dei giovani contemporanei, i penny dreadfuls: storie spaventose a… un penny!

Stampati su carta di qualità scarsa, costituita da polpa di cellulosa e acqua, dovevano a questa peculiarità il costo così basso sul mercato: dall’etimo pulp – polpa di cellulosa – ne ricaviamo un termine oggi più che mai conosciuto: pulp fiction.

Gran parte dei racconti e della letteratura horror deve il proprio successo e la propria genesi a questi racconti, come anche molti romanzi gotici e serie televisive ambientate in epoca vittoriana.

Dal contenuto piuttosto bizzarro e ai limiti dello scandaloso, questa tipologia di storie era accompagnata da illustrazioni macabre fruibili soprattutto dal proletariato e dalla classe borghese impiegatizia, le quali potevano reperire i fumetti dai venditori di strada.

Nella seconda metà dell’800 questi fumetti godevano di una fama non proprio eccellente: considerati diseducativi si pensava fossero l’epicentro di una serie di comportamenti illegali da parte dei più giovani, con la paura che potessero addirittura trasformarsi in forme di azione sociale da parte della classe operaia.

Il tasso di analfabesismo era in calo e la stampa diveniva sempre più fruibile dalla massa.

La stessa carta divenne meno costosa e, un altro cambiamento di cui tenere conto, fu l’importante riduzione della tassa sulla stampa per i quotidiani.

Chi non ha mai sentito parlare di Sweeney Todd? Capolavoro rivisitato da Tim Burton e splendidamente interpretato da Johnny Depp?

La storia del diabolico barbiere di Flat Street è solo una tra le tante storie presenti in questi libricini che offrivano storie a puntate non più lunghe di quindici pagine, dalle copertine molto elaborate e rappresentative.

Tra i titoli più famosi si ricordino: The victim of seduction; The knight of the Road (l’immagine che apre questo articolo); The maniac father; Spring heeled Jack e The Calendar of Horrors.

Diciamo che i titoli dicono molto.

Nel tempo, molte storie sono state perse e dimenticate, seppur all’epoca riuscissero a mantenere viva curiosità da parte dei propri lettori attraverso flashback, anticipazioni, suspence e cliffhanger, i cosiddetti colpi di scena dove la storia viene interrotta sino all’episodio successivo.

Questi fumetti raccontavano storie di vampiri e lupi mannari, incesti e cannibali, resurrezioni e vergini..

La cattiva fama di questi racconti derivava anche dal pensiero di alcuni giornali i quali vedevano in questi fumetti un vero e proprio veicolo capace di minacciare la democrazia, altri invece addirittura sostenevano che la sola lettura potesse spronare al suicidio le menti più deboli, visti i contenuti.

C’è chi sostiene che queste storie spinsero alcuni lettori al suicidio, tuttavia le serie più interessanti e approvate dal pubblico potevano arrivare alla vendita di…. 30mila copie a settimana!!

Stando ad alcune ricerche all’epoca esistevano all’incirca un centinaio di editori di penny dreadfuls, i cui autori ed illustratori lavoravano contemporaneamente a più episodi.

Altresì conosciuti con il nome di penny blood (per l’eccessiva quantità di sangue, immagini truculente nonchè incisioni alla stregua del demoniaco, penny horrible o penny awful) raccontavano storie di criminali e di mostri, di investigatori, di storie ambientate nel futuro o in scenari esotici.

Quando le preferenze del pubblico divennero meno interessate alle storie truculente ci si avvicinò ad una narrazione di avventure più fantastiche e d’amore.