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Melograno: a capodanno, salute e fortuna a portata di… chicco

Melograno o melagrana è sin dall’antichità un frutto di buon auspicio; simbolo di molte cose positive: fertilità, abbondanza, fortuna; è citato in diversi miti e in molte tradizioni religiose.

Melograno o melagrana è sin dall’antichità un frutto di buon auspicio; simbolo di molte cose positive: fertilità, abbondanza, fortuna; è citato in diversi miti e in molte tradizioni religiose.

Per chi non lo sapesse ancora, il melograno è per tradizione tra i cibi portafortuna che si consumano la sera di capodanno. Avere una melagrana a tavola la sera di San Silvestro significa garantirsi per il nuovo anno ricchezza, fortuna e lunga vita. Si può mangiarlo in vari modi oppure lasciarlo al centro del tavolo e assaggiarne qualche chicco in vista della buona sorte.

Conosciamo un po’ più da vicino questo straordinario frutto che ha avuto molto successo in moltissimi ambiti. Una città porta addirittura il suo nome: Granada che in spagnolo significa, appunto, melograno. Questo singolare frutto fu introdotto in Spagna per opera dei mori e la sua presenza ha invaso la città andalusa al punto che il melograno compare ovunque, nello stemma e persino nei tombini e nei pali dei marciapiedi.

La pianta del melograno (Punica granatum) è originaria dell’Asia e fu largamente diffusa dai Fenici durante i loro viaggi nel Mediterraneo.
A Roma arrivò da una regione della Tunisia denominata punica o cartaginese, da qui il nome del genere del frutto: Punica.
Il nome melograno deriva dal latino malum granatum (mela con semi), considerato sia nella cultura occidentale sia in quella orientale come il frutto della fertilità.

Il melograno è una pianta caducifoglia che appartiene alla famiglia delle Lythraceae e al genere Punica. Geograficamente si colloca dall’Iran alla zona himalayana dell’India settentrionale.
Nell’antichità, il melograno si trovava nel Caucaso e nell’intera macchia mediterranea ed è oggetto di coltivazione da molti millenni.

La pianta di melograno è alta fino a 5 metri, con rami che terminano in una spina; ha foglie opposte o fascicolate, di varia forma e di un verde brillante. I fiori a campanella possono essere solitari o riuniti a 2-3; i petali (5-7) sono generalmente rossi (ma anche bianchi o gialli). Il frutto (detto balausto) assomiglia a una grossa bacca, coriacea, di colore giallo-rossastro; possiede un picciolo a forma di corona; all’interno il frutto contiene lucenti grani di un rosso vivo.

Il melograno è un frutto perfetto per affrontare l’inverno, perché contiene diverse vitamine (A, C, E e altre del complesso B), svariati minerali (fosforo, potassio ferro, magnesio, calcio, zinco e manganese) e diversi antiossidanti.
Sin dall’antichità, ogni parte del melograno, dalle radici al frutto, comprendendo anche i fiori, era utilizzata dalla farmacopea tradizionale e probabilmente, per tutte le sue molteplici proprietà salutari era considerato un frutto di buon auspicio. Non per niente è detto “frutto della salute” o “frutto della medicina”.

I suoi frutti, mangiati regolarmente aiutano a prevenire l’aterosclerosi e diverse malattie cardiovascolari. Inoltre, il melograno regola gli sbalzi d’umore, tipici della menopausa, e contribuisce al rafforzamento delle ossa. Sembra anche che possieda poteri afrodisiaci ed è considerato anche simbolo di fertilità.

Il melograno ha avuto molta notorietà nei secoli, entrando in miti, rappresentazioni iconografiche e leggende. È anche considerato uno dei frutti sacri in varie tradizioni religiose.
Nell’ebraismo è presente sotto varie forme e significati. Innanzitutto, alcuni studiosi ebraici credono che il frutto dell’albero proibito del paradiso fosse un melograno, mentre, nelle vesti dei sacerdoti, funge da ornamento. È anche simbolo di giustizia, si dice che contenga 613 semi che coincidono con i 613 comandamenti della Torah e anche simbolo di fratellanza e prosperità: i puntali delle colonne del tempio erano a forma di melograno (rimonim).

Il melograno è citato anche nella Bibbia, come uno dei frutti della terra promessa e compare nel “Cantico dei Cantici” come simbolo dell’amore fecondo. Inoltre, questo frutto incarna l’abbondanza dei doni di Dio e rappresenta la Chiesa.
In alcuni dipinti del XV e del XVI secolo, che mostrano Gesù bambino con in mano un frutto di melograno, raffigura la passione che Cristo dovrà patire.

Per quanto riguarda leggende e mitologia, esistono copiosi riferimenti al melograno, a cominciare dalla sua origine, per alcuni legata alla dea Afrodite che piantò sull’isola di Cipro il primo melograno, mentre per altri è nata dal sangue di Dioniso.
Anche Persefone ebbe a che fare con il melograno: mangiati sei chicchi di quel frutto nell’aldilà, fu costretta a passare sei mesi di ogni anno alla corte di Ade suo sposo e re dell’oltretomba.

particolare del dipinto “Persefone” (1874) di Dante Gabriel Rossetti
olio su tela; la modella è Jane Morris

Esistono anche altre due vicende mitologiche legate alla pianta del melograno; entrambi i racconti affrontano anche la duale tematica di morte e vita a cui spesso è associato questo frutto prodigioso.

Nella prima, la protagonista è Side, bellissima moglie di Orione, figlio di Poseidone, abilissimo cacciatore. Side era una donna bellissima ed orgogliosa che sfidò in bellezza la dea Era, la quale, oltraggiata dalla sua arroganza, la scaraventò nelle profondità del Tartaro (nella Teogonia, poema mitologico di Esiodo, luogo inteso come realtà tenebrosa e sotterranea, e al contempo, il dio che lo personifica) e qui Side mutò in pianta di melograno.

Un’altra donna, Niobe, si macchiò di un affronto simile a quello di Side. Bella e feconda, Niobe, regina di Libia, si dichiarò più fertile di Latona (figlia dei titani Febe e Ceo), vantandosi dei suoi dodici figli contro i due generati da Latona con Giove.
La vicenda, come si può già immaginare, si concluse in tragedia: i figli di Niobe furono sterminati, mentre la donna fu trasformata in roccia, alla sua ombra viveva una sola pianta: un melograno.

Nell’antica Grecia, le spose intrecciavano i capelli con rami di melograno; altrettanto facevano i Romani come buon auspicio per la nascita di figli.
Alcuni riti che riguardano il melograno e legati alle nozze sono rimasti: nell’est Europa, come augurio di prole numerosa, lo sposo trasferisce un melograno dal giardino del suocero al proprio; in Turchia, le spose, lanciano verso terra un frutto di melograno, i grani fuoriusciti stabiliranno il numero di figli che nasceranno.

Nell’antico Egitto il melograno era simbolo di abbondanza e di prole numerosa e la pianta era presente nei giardini più belli; il melograno era anche gradito per la sua resistenza alla siccità.
Inoltre, gli Egizi deponevano il frutto all’interno dei sepolcri; mentre i babilonesi credevano che mangiare il melograno, prima di ingaggiare una battaglia, servisse a renderli invincibili.

Il melograno ha avuto molta fortuna anche in cucina, il suo buon sapore ne consente l’impiego in ricette semplici e fantasiose; dolci e salate.
Il frutto può essere assunto fresco oppure se ne può estrarne il succo; i suoi preziosi grani possono essere uno dei favoriti ingredienti di un’insalata sfiziosa, magari associati a noci e cerali o possono fornire un’adeguata guarnizione per il gelato.
Non mancano neppure ricette di gustosi primi piatti o di secondi a base di carne che includono il melograno.
In Oriente, la melagrana cruda viene aromatizzata con acqua di rose.

Il melograno non è passato inosservato neppure alla poesia, chi non ricorda gli immortali versi che a questa meravigliosa pianta ha dedicato Giosuè Carducci

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior.

Nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor […]
(da Pianto antico)


Per questo 2021 che sta per affacciarsi, invito tutti ad acquistare un bel frutto di melograno e mi auguro che possa essere davvero portatore di fortuna, ma soprattutto di salute e benessere per tutti.
Auguri di Buon Anno!