Nel corso del Medioevo (e sino al XVIII secolo) la presenza alle esequie dei più abbienti non si limitò ai soli familiari e conoscenti, bensì ampliata ad un corteo in cui presenziavano i preti, i monaci e la fascia più povera della società.

La rilevante esibizione dei cortei funebri delle classi più agiate rendeva sempre più l’idea del divario tra ricchi e poveri, soprattutto nelle città. A differenza infatti della solidarietà di gruppo di cui i meno abbienti potevano godere nelle zone rurali, nelle città non potevano disporre di un corteo o di una messa.

Mancanze a cui seguiva dunque la percezione di “abbandono dell’anima”.

Partendo dal XVI sino al XVII secolo, alle sei opere di Misericordia che nel Medioevo avevano un’importanza rilevante, se ne aggiunse una concentrata in particolar modo all’assistenza alle esequie e loro gestione.

Le confraternite infatti, nacquero prima di tutto per fornire assistenza ai malati mettendo a rischio anche la propria incolumità, per poi dedicarsi anche alla loro degna sepoltura.

Come mai si entrava a far parte delle confraternite? Per rendere omaggio e assistere con le proprie intercessioni i defunti più poveri e ci si assicurava, il giorno della propria morte, le preghiere dei confratelli.

Erano proprio le confraternite a occuparsi del servizio delle esequie della parrocchia, qualora mancassero corporazioni di becchini (come i “crieurs” parigini). In tal modo ai funerali del povero non venivano più sottratte le onoranze della Chiesa, la stessa che aveva reso solenni le esequie dei più abbienti.

Le confraternite erano caratterizzate da un abito lungo e nero con un cappuccio calato sul viso, la cosiddetta “cocolla“, con cui presenziavano ai cortei funebri, spesso rappresentati nelle statue e in alcuni dipinti che decoravano le cappelle delle confraternite stesse.

In Italia, giusto per riportare qualche esempio, troviamo ad Urbania (PU), nelle Marche la Confraternita della Buona Morte (fondata nel 1567) e la Chiesa dei Morti, dove troviamo i resti di 18 salme mummificate esposte dietro l’altare già dal 1833. (cliccando sul link verrete indirizzati al sito dove potrete trovare delle immagini suggestive).

Spostandoci in Umbria invece, a Bettona (PG) troviamo l’antichissima Confraternita della Buona Morte, rifondata nel 2017 a sostegno delle attività parrocchiali ma anche sociali e solidali.