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Tanatologica(mente)

La sedia del Diavolo

Monumento funebre dedicato a Elio Callistio, la sedia del diavolo si erge imponente nel cuore di Roma, tra mistero e curiosità.

La storia di Roma si fonde con un nome degno dei più sinistri misteri: la Sedia del Diavolo.

Questo monumento funebre, dedicato ad Elio Callistio, risale al II secolo d.C. ed è interamente in laterizio.

La sua forma, a quanto si vede ricorda abbastanza una sedia di seguito al crollo della struttura stessa nella parte della facciata, forse per un terremoto o un incendio..

Si sa, i monumenti nel tempo sembrano divenire non luoghi nonostante il passato pregno di memoria e storia, divenendo per molto tempo addirittura dimora di senza tetto e malviventi.

Il nome “Sedia del diavolo” le venne dato in età medievale, ma da dove deriva tale appellativo?

In epoca romana il monumento a Callistio sorgeva in mezzo alla natura incontaminata: di seguito al crollo, soprattutto di notte quando i pastori accendevano i loro falò proprio nel rudere, la forma monumentale acquisiva una sagoma spettrale degna di un film horror.

Da lì, l’inizio di dicerie e la genesi di leggende legate al posto.

Tra queste, la diceria che non fossero semplici pastori coloro che facessero visita al luogo, bensì maghi e stregoni, così come – di conseguenza – Satana.

Credits: Roma2pass – foto antica de la Sedia del Diavolo

Senza contare che, a quanto sembra, proprio in quel posto dove è stato eretto il monumento vi fosse in qualche modo la presenza del demonio sin dall’antichità, tra sotterranei e segrete, jettature e rituali.

Anche nel XVIII le leggende continuavano imperterrite nella visione che vi dimorassero presenze sinistre, tanto che la chiesa dovette prestare intervento a danno di Marco Dominici, un adepto e proselito del demonio.

Nel 1958 i residenti chiesero di modificare il nome della via, sino ad allora Piazza Sedia del Diavolo divenendo Piazza Elio Callistio.

Ad oggi raggiungibile tra i quartieri Africano e Nomentano, è meta di curiosi e di coloro che ne conoscono per caso la storia, nonostante la globalizzazione abbia inglobato i resti nell’architettura moderna della città.

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre

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