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Tanatologica(mente)

Tradizioni funebri in Russia

Sin dalle origini, la Morte era parte complementare della vita, sia nella tradizione rurale che in quella religiosa, dai meno credenti alle grandi città.

Se osserviamo da vicino il rapporto che la Russia ha avuto con la morte, ci renderemo conto che – già dagli anni ’20 del ‘900 – questo evento era riconosciuto ed affrontato come fatto naturale e privo di tabù.

In quegli anni il tasso di mortalità che colpiva adulti e anche bambini era fortemente legato all’arretratezza dell’epoca in ambito igienico-sanitario, malattie e malavita.

La morte era un fatto addomesticato, si presenziava alle cerimonie attorniati dalla comunità e molto spesso anche i bambini erano coinvolti.

Questa dimestichezza con la morte è certamente mutata nella contemporaneità, sebbene sopravviva in qualche forma nelle campagne, dove – di seguito ad un decesso – non è raro prendersi cura del dolente attraverso la preparazione dei pasti e un ascolto attivo, seppure in privato.

Credits: https://it.public-welfare.com/4227188-the-largest-cemetery-in-russia-area-and-description

Per meglio intenderci, non si parla di morte in pubblico e sul luogo di lavoro, soprattutto quando a mancare è una conoscenza stretta.

Nei piccoli villaggi questa preoccupazione non è così rilevante: si preparano ancora le veglie in modo tradizionale, i pranzi e il funerale per coinvolgere la comunità levando il peso ai dolenti di tutto ciò che riguarda l’organizzazione della funzione.

Nel periodo del regime sovietico, infatti, tenendo inoltre conto inoltre delle deportazioni, molte persone non hanno avuto possibilità di attuare ed esperire le proprie tradizioni legate al culto funebre, non avendo potuto vedere dai propri parenti come si possa affrontare la perdita di un proprio caro.

Fino alla fine degli anni ’60, lo stesso Stalin decise che il tempo del lutto, stabilito per due settimane, dovesse dimezzarsi o comunque ridursi, per guardare avanti e concentrare l’attenzione solo sulla produttività e la crescita del Paese.

Nella tradizione ortodossa infatti, viene posto un periodo di circa 40 giorni legato al lutto dove si susseguono diverse cerimonie, in particolar modo nel 3°, 9° e 40°esimo giorno:

il terzo giorno l’anima abbandona le spoglie mortali;

il nono giorno è lo spirito, invece, a lasciarlo, e si presume che sino ai 9 giorni possa far visita ai dolenti,

il quarantesimo giorno il defunto è definitivamente tale.

Credits: 123RF

In questi 40 giorni si concentrano tutte le preghiere e riti necessari per accompagnarlo a dovere nel suo viaggio.

Il corpo viene deterso e poi vestito con abiti bianchi e riposta intorno alla vita una cinta.

I dolenti sono tutti vestiti di grigio o di nero,

Con l’aumento della popolazione però, vi fu contemporaneamente il dilemma della gestione dei funerali. se in passato il defunto e la cerimonia erano presi in carico dai parenti e conoscenti, con l’avanzare dello sviluppo post bellico la gestione del defunto passò nelle mani di figure professionali e specializzate: personale ospedaliero, operatori funebri, relegando il momento della vista del proprio caro solo alla fine, riposto entro un feretro.

Nonostante solo di recente la pratica della cremazione sia stata accolta dalla chiesa ortodossa, la sepoltura che va per la maggiore è quella a terra, ovvero tramite inumazione, secondo ciò che le Sacre Scritture dettano in merito al ricongiungimento dell’anima al corpo.

Di Beatrice Roncato

Tanatologa Culturale, Tanatoesteta e Cerimoniere Funebre

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