Catacomba: dall’etimo katà kumbas – “presso le cavità“, è il termine utilizzato per il camposanto sotterraneo dedicato a San Sebastiano, che si contestualizza nel IV secolo.

Altresì, si fa riferimento a ad catacumbas, dal greco κατὰ κύμβας  ovvero “presso le grotte”.

Altro termine noto e più antico per questo tipo di sepoltura è cryptae, la cui origine viene indicata nel I – II secolo d.C.

Fu con l’editto di Costantino nel 330 d.C. che vennero utilizzati i sotterranei più antichi, le gallerie idrauliche e le cave di marmo per le nuove sepolture.

Le catacombe avevano una funzione ben precisa: rispondere alle esigenze strutturali legate all’aumento di popolazione per la quale era necessario trovare nuovi luoghi per le sepolture e, in questo caso, la scelta fu quella di costruire tombe e gallerie sotto terra.

La realizzazione delle catacombe rispondeva a diverse esigenze, legate alla necessità di avere spazi appositi per le cerimonie funebri e per la sempre maggiore crescita della comunità cristiana.

Inizialmente vennero sfruttate aree in precedenza utilizzate per le sepolture pagane, ed è a partire dal II secolo che intravediamo le prime aree funerarie totalmente destinate ai cristiani: i koimetèrion, il luogo dove i defunti dormivano aspettando l’innalzamento della propria anima.

Vi si accedeva tramite scalinate che portavano direttamente negli ambulacri, le gallerie vere e proprie, dove erano riposti i loculi secondo un ordine egualitario ed umile.

E’ possibile trovare anche tipologie di tombe ben più complesse, i cubicoli (camere sepolcrali) o gli arcosoli.

Differentemente dalle cripte pagane, quelle cristiane vedono una maggiore presenza di gallerie e uno studio progettuale ben più organizzato e razionale,, con la possibilità di erigere ampliamenti degli spazi nel tempo a venire.

I corpi venivano avvolti in un lenzuolo e riposti nelle nicchie, sigillate con lapidi di marmo o argilla cotta.

Veniva quindi segnalato ed inciso, sulla tomba, soltanto il nome senza il alcun cursus honorum, che definiva la rispettabilità e l’onore della persona per ciò che fu in vita.

Non è raro trovare pitture, mosaici e bassorilievi sui sarcofaghi narranti le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento: sono i primi segni di un’arte simbolica il cui fine era spiegare nozioni difficili da spiegare.

Scorcio rappresentativo delle Catacombe di San Domitilla, a Roma.
Fonte: https://siviaggia.it/notizie/nuovi-ritrovamenti-nelle-catacombe-piu-grandi-roma/178306/
Catacombe di San Domitilla. Credits: SiViaggia

La colomba, simbolo di pace, l‘ancora come simbolo di fede, pane e calici a rappresentare i banchetti funebri (i refrigeria), ma anche la palma, l’agnello eil pavone quali simboli di salvezza eterna.

In Italia troviamo diversi esempi di catacombe, soprattutto nel Lazio ed in particolar modo a Roma, ma anche in Sicilia (Siracusa e Agrigento), in Puglia (a Canosa), in Campania (Napoli), in Abruzzo (L’Aquila) e in Sardegna (Cagliari e S. Antioco).

Per le catacombe romane ad oggi visitabili, si segnalano: le Catacombe di San Sebastiano, lunghe 12 km e prendono in nome del Santo martirizzato per essersi convertito al cristianesimo;

Le Catacombe di San Callisto lunghe 20 km ospitanti le sepolture di 16 pontefici e decine di martiri cristiani.

Le Catacombe di Priscilla, ove troviamo conservati alcuni affreschi di caratura essenziale per la storia dell’arte;

Le Catacombe di Domitilla, di oltre 15 km e le Catacombe di Sant’Agnese.

Agli albori del III secolo iniziano a comparire cimiteri cristiani più estesi e di ipogei dalle dimensioni più ridotte.

Credits: TourScanner