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“Extra Messaggi” Crop Circle a Crabwood

Segnali da intelligenze sconosciute.

il 15 agosto del 2002, nei terreni di Crabwood Farm, a ovest di Winchester in Gran Bretagna, nel giro di una notte, così come accade sempre per tutti i Crop Circle, appare un pittogramma stupefacente e raffigurante un alieno che sorregge nella mano un CD e su cui è inciso un messaggio in codice binario.

Si tratta del linguaggio Asci di programmazione dei computer e che, in definitiva, gli studi effettuati hanno tradotto in: “Diffida dei portatori di falsi regali e delle loro promesse non mantenute. Molto dolore ma ancora tempo. C’è del buono là fuori. Ci opponiamo alla disonestà. Canale chiude.”

L’interpretazione del messaggio porta a pensare ad un avvertimento riguardo a false promesse, forse riferito a governi, religioni o entità extraterrestri che ingannano l’umanità. La frase “Molto dolore ma ancora tempo” lascia intendere che ci siano difficoltà future, ma con possibilità di cambiamento, mentre “Noi ci opponiamo all’inganno” potrebbe suggerire che esista una forza benigna contraria alla manipolazione.

Alcuni credono che sia una risposta al messaggio inviato nello spazio nel 1974 dal radiotelescopio di Arecibo, sull’isola di Porto Rico (purtroppo collassato nel 2020),  contenente informazioni sulla nostra civiltà.

L’indiscussa complessità della sua realizzazione, l’effetto tridimensionale della figura, la difficoltà di realizzazione del codice binario spiraliforme, come nei compact disc, sono tutti elementi che rendono difficile, se non impossibile, ipotizzare che si tratti di un falso, realizzato in una sola notte da buontemponi. Anche il messaggio contenuto sembra essere contemporaneo e attinente alla nostra situazione socio-economica dove la guerra non è mai finita, dove il razzismo, l’arrivismo e la corsa al danaro offuscano la dignità dell’essere umano, dove pare che solo un pugno di uomini potenti decidano la sorte di miliardi di persone.. ma questa è tutta un’altra storia di cui avremo modo di parlarne in altre pubblicazioni.

La “Alien Face” di Crabwood ha sollevato nel tempo un vespaio di domande sulla sua autenticità; eppure a distanza di anni nessuno è riuscito a dimostrare che si tratti di un falso e né tantomeno qualcuno ne ha rivendicato l’opera. Come in ogni argomento di discussione, a fronte di una teoria o di una scoperta scientifica, i pareri discordi non mancano mai, infatti anche colui che tempo fa affermava che la terra fosse di forma sferica, e non piatta come una frittata, un certo Galileo Galilei, fu accusato di eresia, processato e condannato dal Sant’Uffizio, nonché esiliato e costretto a rimangiarsi le proprie teorie copernicane.

Da sempre l’uomo è stato spinto dalla curiosità di sapere se ci sono altri pianeti sparsi nell’universo, pianeti simili alla terra con forme di vita analoghe alla nostra. Fino a tempi non troppo remoti, nonostante l’evidenza, l’opinione prevalente della scienza e della teologia, con molta presunzione, era che siamo soli nell’universo, il solo ed unico serbatoio di vita nell’universo conosciuto, non tenendo affatto conto che già Anassimandro di Mileto, filosofo del IV° secolo a.C., sosteneva che potevano esistere simultaneamente più mondi diversi l’uno dall’altro. Una tesi sostenuta antecedentemente da Epicuro nel III° secolo a.C., il quale riteneva la possibile esistenza di tanti mondi abitati in virtù del fatto che gli atomi, che formano la materia, si staccano dall’infinito per assumere un ordine momentaneo e precario e, passando da un mondo all’altro, possano generare di volta in volta esseri viventi sempre differenti. Anche il mondo Romano sosteneva queste tesi a partire da Lucrezio (Tito Lucrezio Caro) nel I° secolo a.C., ma il pensiero occidentale ha quasi sempre respinto tutto questo. Solo alcuni pensatori, tra i quali Giordano Bruno (1548–1600), arso vivo, in piazza, per la sua “eresia”, si schierarono a favore della vita aliena. Tuttavia le prime basi scientifiche, che prendevano in seria considerazione l’esistenza di una forma di vita extraterrestre, furono poste nel XVII° secolo a seguito delle osservazioni e degli studi compiuti in precedenza da Niccolò Copernico e in seguito da Galileo Galilei.

Da sempre, chi osa mettere in discussione le verità imposte viene bollato come eretico. Ma la storia ci insegna che molte “eresie” si sono poi rivelate intuizioni geniali, verità scomode che qualcuno voleva seppellire sotto il peso del conformismo.

Il messaggio di Crabwood, qualunque sia la sua origine, è un richiamo a non accettare passivamente le menzogne, a diffidare di chi promette senza mantenere, a cercare il buono anche nell’oscurità. Forse non avremo mai la certezza assoluta sulla sua autenticità, ma ciò che conta è lo stimolo che lascia: un invito a pensare con la propria testa, a non piegarsi all’inganno, a guardare oltre il visibile.

Dopotutto, come “eretico dell’invisibile”, il mio compito non è dare risposte, ma offrire nuove domande da porsi. E chissà… forse, da qualche parte là fuori, qualcuno sta facendo lo stesso con tutti noi.

Di l'Eretico dell'Invisibile

Un autore versatile di romanzi, saggi e testi di spiritualità. È un pensatore e un provocatore noto per la sua onestà brutale e il suo inconfondibile tono ironico.
Stanco del conformismo e delle promesse vuote della spiritualità New Age, l’Eretico ha fatto della sua missione quella di offrire una terapia d'urto a chi è pronto per la Consapevolezza Reale, delineandosi come una mente curiosa, libera da dogmi e imposizioni, che non si accontenta delle spiegazioni preconfezionate propinate da religioni, istituzioni… o dalla stessa scienza quando si chiude di fronte all’ignoto, tanto da definire folle il concetto che 2 più 2 possano far 5.
È evidente che l’Eretico non si muove entro i confini di un solo ambito: attraversa spiritualità, mistero, fenomeni paranormali, storia e geopolitica con la naturalezza di chi non teme la complessità. Il suo sguardo è sempre critico, analitico, mai compiacente.
E non è soltanto il fascino dell’ignoto ad alimentarne la ricerca: è la consapevolezza che la storia, così come ci viene consegnata, è spesso il prodotto di una narrazione costruita dai “vincitori”. Perché anche quando dedichiamo strade e piazze agli eroi, non sempre quegli eroi lo sono davvero; le guerre raramente nascono da ideali puri; le istituzioni intrecciano da sempre rapporti opachi con poteri economici e religiosi che sfuggono allo sguardo della maggioranza.
L’autore diventa così un investigatore dell’invisibile: qualcuno che scava sotto la superficie e porta alla luce le contraddizioni, le omissioni e le zone d’ombra della storia e della società contemporanea.
L’Eretico dell’Invisibile è esattamente questo: colui che non si accontenta di conoscere, perché sa che il primo passo verso la verità è riconoscere, con umiltà ma anche con coraggio, l’importanza del “sapere di non sapere”.

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